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‘SPAZI’ ALTERNATIVI: IL CAIRO e VIENNA




Il pezzo di Maha Maamoun su di un autobus, courtesy "Going Places"


Sono due iniziative con storie diverse ma con un'evidente caratteristica comune: il loro differente modo di proporre arte al pubblico. Entrambe flirtano con un'idea che sta velocemente prendendo piede, quella che vorrebbe il cubo bianco del XXIº secolo trasformato in un non-spazio fra la gente comune, che invade i luoghi pubblici e si libera finalmente della rigidità dei propri spazi fisici.
La prima iniziativa viene dall'Egitto e viaggia da ottobre del 2003 a novembre del 2004 sugli autobus extraurbani del Cairo. Il concetto è semplice: si tratta di esporre arte sui lati degli autobus pubblici, dove generalmente si trovano solo cartelloni pubblicitari. A che fine? Si vuole denunciare, per mezzo dell'arte, un'ironica tendenza che si è ormai trasformata, nella capitale egiziana, in triste realtà: gli spazi pubblici sono monopolizzati in tal modo da forze corporative e governative che, per accedere al pubblico, è d'obbligo rappresentare il privato. Il concetto si presenta con il titolo ‘Going places: a project for public buses’.





Maha Maamoun, il Mugamma, courtesy "Going Places"

I quattro giovanissimi artisti coinvolti nel progetto (tutti residenti al Cairo) hanno proposto lavori bidimensionali che non passano inosservati. Iman Issa ha lavorato sulla pubblicità, su come crea nuovi valori, forvianti ed opulenti. L'artista ha generato con il computer un fantomatico condominio in contesti che si dovrebbero percepire come paradisiaci. Hassan Khan ha fotografato un uomo comune; anche se semplicemente guarda il pubblico, lo fa con una sincerità che disorienta. Lo sconosciuto risulta atipico in un posto che non lo è; sembra invitare all'inter-azione da un posto dove la comunicazione è sempre stata a senso unico: dalla pubblicità ai passanti per convincerli a comprare. Maha Maamoun ha presentato una fotografia del Mugamma (un imponente edificio dell'era socialista, molto conosciuto al Cairo). L'artista ha lavorato digitalmente sulla fotografia sino a trasformare l'edificio in qualcosa di mostruoso, così grande da non lasciare spazio a null'altro. Quasi nemmeno al cielo. E proprio in cielo vola la mongolfiera fotografata da Basim Magdy. Sull'aerostato, una scritta da interpretare, forse, come una dichiarazione: ‘Superman ci salverà tutti’.
La seconda iniziativa è curata da Museum in Progress, un'associazione privata per l'arte nata in Austria nel 1990 ‘con il fine di rendere possibile presentare arte contemporanea in modi innovativi’. Museum in Progress si autodefinisce un'organizzazione flessibile con l'obiettivo di integrare l'arte contemporanea alla vita di tutti i giorni. La condizione che considerano imprescindibile per la realizzazione dei loro progetti è l'indipendenza nelle scelte artistiche. L'associazione ha già presentato svariati progetti con un ampio (e, per questo, interessante) spettro di artisti.





Thomas Bayrle, ´Safety Curtain` 6, courtesy Museum in Progress


L'ultimo progetto si chiama ‘Safety Curtain’ e si basa proprio sul sipario dell'Opera di Vienna. Il progetto è iniziato nel 1998 e continuerà sino alla stagione 2007-2008. Il sipario, di 176 metri quadrati, si trasforma in uno spazio espositivo temporaneo. Una giuria internazionale (Daniel Brinbaum, Akiko Miyake, Hans Ulrich Obrist) seleziona le proposte migliori. Sono già stati realizzati cinque sipari concepiti da Kara Walker, Christine e Irene Hohenbüchler, Matthew Barney, Richard Hamilton e Giulio Paolini. L'ultimo è dell'artista tedesco Thomas Bayrle che lo ha riempito con una vista aerea di una città in bianco e nero. Solo anonime strade, macchine, edifici, incroci che si sussegguono noiosamente. Dalla città emerge un Cristo enorme. È rappresentato in maniera classica, sulla croce. In modo molto meno classico, però, la sua pelle è una costante ripetizione di piccolissimi dettagli della città sottostante, come se il Cristo non ne fosse che un riflesso. L'unica parte dolente di tutto il progetto? Dover pagare un così caro biglietto d'entrata all'opera per poter vederne il sipario.

www.cairobus.com (per ‘Going Places’)
www-mip.at/en/werke/589.html (per ‘Safety Curtain’)

Testo e traduzione: M. Cecchinato
E-mail: micaela@artfacts.net
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