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Corpus Christi - La rappresentazione fotografica di Cristo dal 1850 al 2001

Una mostra che passa dal sacro al profano - con la benedizione della Chiesa.




Thérèse Frare
Pietà, 1990
© Benetton, for a 1992 campaign



Nella hall d'entrata del museo internazionale di fotografia (Internationales Haus der Photographie - Deichtorhallen di Amburgo) i visitatori della mostra Corpus Christi sono accolti da una pubblicità di Benetton, risalente ad una campagna del 1992. Un padre in lacrime cerca d'abbracciate il figlio in fin di vita, disteso su un letto. Madre e figlia sono a loro volta presenti, in lacrime. Il viso del figlio è emaciato, lo sguardo stravolto. La fotografia dell'artista americana Thérèse Frare è datata 1990. In un periodo in cui l'AIDS comincia a divenire una questione pubblica, in cui il numero delle persone contaminate aumenta di giorno in giorno, Benetton si serve di questa triste notorietà per aumentare la propria di notorietà, per far parlare di sé tramite una provocazione. Viene spontaneo chiedersi quale sia il rapporto tra questa foto e la mostra che ci interessa. Il titolo della fotografia, ribattezzata da Benetton, è "Pietà". Il tema della mostra: la rappresentazione di Cristo e di altre immagini religiose.
Se si volesse scrivere una storia dell'arte tralasciando le rappresentazioni religiose, siano esse scolpite o dipinte, ne risulterebbe solo un mucchietto di foglietti. Scultori e pittori cercano da centinaia di anni di rappresentare Cristo. Non stupisce allora che fin dall'inizio i fotografi si siano occupati di questo tema. Con Corpus Christi, una mostra originariamente ideata per l'Israel Museum di Gerusalemme, il curatore Nissan N. Perez tratta questo tema per la prima volta trasversalmente: sono esposte più di 150 opere di 81 artisti diversi che attraversano tutte le epoche, i temi trattati sono i più vari come pure varie sono le prese di posizione dei diversi artisti.




Fred Holland Day
The Seven Last Words of Jesus, 1898
Coll. Bruce Silverstein, NY (USA)



Numerose fotografie attingono ad una forte religiosità. Si possono vedere rappresentazioni di Cristo in croce ("The Seven Last Words of Jesus" di Fred Holland Day, 1898), immagini del fotografo tedesco H. Korff che mettono in scena la vita di Cristo (1890, fortemente influenzate dalla pittura storico-accademica dell'epoca), oppure foto che ritraggono la Madre con Bambino ("Light and Love" di Julia Margaret Cameron del 1865).
Tuttavia, col cambiare dei tempi cambia anche la trattazione dei temi religiosi. La fedeltà alle scritture viene sempre meno per lasciar spazio all'illusione del sacro, del divino. In un gran numero di artisti contemporanei ha avuto luogo uno slittamento di significato; l'immagine di Cristo serve ora per propositi lontani da quelli puramente religiosi. L'immagine di Cristo, per quel che simbolizza (martirio) e per i valori che diffonde (carità, pietà…), è ora utilizzata per scopi politici o di critica sociale.




Duane Michals
Christ in New York, 1981 (Sequence of six prints)
Number 4/6. Christ is beaten defending a homosexual
Courtesy of the artitst and Pace/MacGill Gallery



Ne sono esempio Duane Michals e il suo "Cristo in New York", datato 1981, o anche Larry Burrows con la sua opera "Reaching out, the Demilitarized Zone, South Vietnam" del 1966. In quest'ultima opera la rappresentazione religiosa è ben lontana dall'essere esplicita e tuttavia - ed è questo che è interessante - l'evocazione biblica è evidente. Le raffigurazioni di Cristo, o per meglio dire le immagini religiose in generale, sono saldamente impresse nell'inconscio collettivo, tanto che basta vedere un uomo disteso, delle braccia in croce, o addirittura delle figure sconsolate attorno ad un corpo, perché l'allusione religiosa appaia chiara a tutto il mondo.
Ritorniamo allora alla "Pietà" della pubblicità di Benetton: anche senza il suo triste significato (pietà, dal lat. pietas, termine utilizzato per descrivere una rappresentazione della Vergine in lacrime chiana sul corpo di Cristo morto), nel guardare questo giovane corpo in fin di vita disteso su un letto, vediamo un'immagine di Cristo nel suo valore simbolico. Questa mostra oscilla tra due estremi: il religioso e il profano. Ma sia che si tratti di uno come dell'altro è doveroso sottolineare la qualità delle fotografie esposte.




Pierre et Gilles
St-Lazare - Alexis Lemoine, 1988
© Pierre et Gilles et Gallery Jérôme de Noirmont, Paris



In un mondo in cui bisogna essere cauti nel parlare di religione, è interessante osservare quali decisioni il curatore abbia preso al fine di proteggere il suo proposito. Si può notare innanzi tutto come la sessualità non giochi quasi mai un ruolo importante, tranne forse nelle due fotografie di Pierre et Gilles ("Saint Lazare - Alexis Lemoine" del 1988, non delle più provocanti) e di qualche allusione come nella "Pietà" di Frare. Inoltre una scritta accanto alla cassa precisa che la mostra non intende urtare la sensibilità religiosa di nessuno ma di offrire una visione generale della creazione fotografica relativa alla rappresentazione di Cristo. Ciò che infine maggiormente sorprende è il fatto che una volta al mese siano organizzate delle visite guidate da un pastore, il quale oltre a illustrare il ruolo della religione all'interno della creazione artistica contemporanea spiega anche l'interpretazione dei temi biblici nel corso dei secoli.
Nonostante il carattere profano di una gran parte delle fotografie presenti e un certo numero di prese di posizione provocanti, la mostra si sviluppa in buon accordo con la comunità religiosa: la mescolanza è in ogni caso ben riuscita. Questa mostra solleva un gran numero di questioni rimanendo una bellissima mostra fotografica.


www.deichtorhallen.de
www.patrimoine-photo.org
www.imj.org.il


In contemporanea alla mostra sono offerti un ciclo di film (dal 1897 ai giorni nostri) su Cristo, una serie di conferenze e degli incontri di discussione con gli artisti.




Testo: Yaelle Biro
E-mail: yaelle@artfacts.net
Traduzione : Viviana Chilese
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