Language and login selector start
lingua
Deutsch
English
Español
Français
Italiano
Language and login selector end

Andrea Salvatori o quando il più fine artigianato si fonde con l'ironia più irriverente

Molti di noi hanno almeno una nonna o una zia con un gusto piuttosto particolare per la porcellana. E non è con piatti o tazzine di ceramica che solitamente si sbizzarriscono ma con soprammobili che, sempre stando al loro gusto, dovrebbero rendere più armoniosi i ripiani di salotti e sale da pranzo. Si tratta, insomma, di quelle famigerate statuine di porcellana che rappresentano damine o coppie di fidanzatini pomposamente vestite nello stile di qualche secolo fa o bambine insostenibilmente dolci che abbracciano bamboline o teneri cuccioli. Zie e nonne incrementano la loro dubbiosa collezione ad ogni battesimo, comunione, cresima e matrimonio, quelle occasioni, insomma, dove gli incriminati oggetti di cui sopra vengono spesso regalati. Si sa anche che, dopo qualche settimana dalla felice occasione, la maggioranza degli invitati fa elegantemente sparire dette bomboniere nella spazzatura mentre le anziane signore, dopo aver sferruzzato con l'uncinetto, le esibiscono orgogliose sopra un centrino bianco abbondantemente inamidato, probabilmente da interpretare come un tocco personale al pezzo.



Orso, bambina e oca, il pezzo di Salvatori che la Galleria Estro ha presentato a -scopeNewYork il marzo scorso.
Per gentile concessione Galleria Estro

-scopeNewYork è una fiera d'arte che si svolge contemporaneamente all'Armory Show (quest'anno, dal 12 al 15 marzo). A differenza del ben più noto Armory, però, -scope punta a dare uno spazio a quelle gallerie che si occupano di arte meno conosciuta e più innovativa. Culture on the verge, il motto di quest'anno, non avrebbe potuto riassumere meglio le intenzioni della fiera. È lecito, dunque, chiedersi che cosa ci stessero a fare, in una fiera di questo tipo, due statuine di ceramica sopra un centrino inamidato. Il mistero dell'inusuale presenza è presto svelato. Erano state portate a New York (ed esibite proprio come avrebbero fatto le nostre nonne) da Elga Pellizzari, una gallerista attiva a Padova, conosciuta soprattutto dagli addetti ai lavori per aver sempre investito nell'arte giovane e sperimentale e per gli sforzi che compie al fine di portare questo tipo d'arte in una città che non è decisamente il fulcro del discorso contemporaneo. Il pezzo esibito a -scope è una scultura di Andrea Salvatori, uno dei suoi giovani artisti alla prima mostra all'estero.
Salvatori è di Faenza, città conosciuta anche all'estero per la straordinaria qualità delle sue ceramiche. Non deve, dunque, sorprendere che il ventottenne abbia ottenuto il diploma di Maestro d'Arte all'Istituto per la Ceramica della sua città, scuola dove ha cominciato a maneggiare la terraglia invetriata quando era ancora un adolescente. Ciò che, però, rende Salvatori interessante è che ha portato le sue conoscenze di ceramista all'Accademia di Belle Arti di Bologna, dove si è diplomato in scultura, continuando a coltivare la sua passione per il 'ready made' e allargando la sua collezione di pacchiane statuine di porcellana. L'artista non aspetta l'ennesimo matrimonio per ricevere un nuovo pezzo da aggiungere alla sua collezione; statuine e centrini, li compra lui stesso in mercatini dell'usato dove ama gironzolare.



Coppia con alce, Andrea Salvatori
Per gentile concessione Galleria Estro

Il suo interesse per il 'ready made' lo ha portato a seguire un percorso artistico piuttosto originale: Salvatori lavora con le statuine che colleziona modificandole o facendole affiancare da nuovi soggetti. Indubbiamente è l'aspetto kitsch delle sue sculture che colpisce sulle prime; tuttavia, sono la qualità ed i contenuti dei suoi interventi ad incuriosire il visitatore mantenendone vivissima l'attenzione. Le più squisite tecniche dell'artigiano si riconoscono nel modo in cui Salvatori lavora perché è proprio lí dove la sua esperienza di ceramista si rende indispensabile. L'artista ha infatti deciso di esprimersi rispettando la natura dell'oggetto sul quale o con il quale lavora, obbligando se stesso a riprodurre minuziosamente ogni dettaglio del pezzo originale. Il risultato è sorprendente: è praticamente impossibile distinguere l'originale dall'intervento. Addirittura, si può arrivare a credere che tutta la scultura sia costituita di ready made intelligentemente combinati insieme o che sia nata completamente dalle mani dell'artista.



Un particolare del Mostro della laguna, Andrea Salvatori
Per gentile concessione Galleria Estro

È nei contenuti, però, che la natura scherzosa di Salvatori trova spazio per esprimersi e matura visibilmente. L'obiettivo con il quale l'artista crea non è cambiato: scuotere, sino a capovolgere, le banali storie raccontate da queste statuine. A cambiare e maturare sono, invece, i suoi contenuti. Recentemente, infatti, Salvatori ha cominciato a lavorare su influenze piuttosto comuni nelle persone della sua generazione personalizzandole per il suo lavoro. Nei suoi primi lavori, l'artista si limitava a stravolgere le storie delle figure di porcellana inserendo le più assurde idee venutegli in mente studiando i pezzi originali. Di questi primi lavori, l'esempio migliore è forse una statuina che rappresenta una coppia di innamorati dove il fidanzatino sembra promettere amore eterno alla sua amata, dietro alla quale Salvatori ha aggiunto un'alce dalle corna enormi. Vista da davanti, la scena originale sembra non cambiare, se non fosse per due grandissime, dissacranti corna che spuntano dalla testa della povera donna. Recentemente invece, e come già detto in precedenza, l'artista ha cominciato a lavorare più intensamente con ciò che forse lo ha più influenzato da bambino: i cartoni animati. A parte una piccola pantera rosa schiacciata da una gigantesca palla rosa e una paio di lavori con Topolino e Paperino, l'artista pare aver trovato l'ispirazione maggiore nella prima generazione di manga (o filmetti di serie B in stile manga) che sono arrivati in Europa alla fine degli anni settanta. Chi si ricorda di quella serie di coloratissimi robot che, ad ogni puntata, lottavano per salvare il mondo o quegli improbabili mostri che lo minacciavano? Rivisitati per assecondare il gusto del'artista, si ritrovano tutti, robot e mostri, negli ultimi lavori di Salvatori che li fa interagire con bambinette all'aspetto solo apparentemente innocente (il loro hobby è, infatti, massacrare i mostri) o eleganti damine, alle quali i robot più avanzati immancabilmente sparano.
Squisita tecnica artigianale al servizio di una grande ironia: Salvatori si merita un posto al sole in un mondo dell'arte che, a volte, si prende troppo sul serio.

www.galleriaestro.com

Testo e traduzione: M. Cecchinato
E-Mail: micaela@artfacts.net
  • ArtFacts.Net- il tuo fornitore di servizi nel mondo dell'arte

    Sin dal 2001, ArtFacts.Net™ ha sviluppato un sofisticato database attraverso la collaborazione con gallerie, musei, fiere d’arte ed associazioni di galleristi nazionali ed internazionali.