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Dita Pepe: Allestimento fotografico dalla Repubblica Ceca


Dita Pepe, Untitled, from the series “Selfportraits, 2001, C-print 98x98cm

Dita Pepe (Ostrava 1973), fa parte di una generazione di artisti cechi il cui lavoro è particolarmente attento agli sviluppi artistici dei Paesi occidentali - proprio come accade in altri Paesi appartenenti allŽex blocco sovietico. Questo tipo di attenzione ha come scopo quello di consolidare lŽingresso dellŽarte provientente da questi territori, e di inserirla in un circuito di cui i Paesi dellŽest erano stati privati durante i quarantŽanni precedenti la Rivoluzione.
Come molti artisti che hanno beneficiato del processo di internazionalizzazione, il quale ha visto un aumento della progettazione di mostre dedicate allŽarte della Repubblica Ceca - (nel 2000 la Kunstlerhaus di Dresda e lŽNBK di Berlino rappresentarono rispettivamente Bohemian Birds - Posizioni dellŽarte contemporanea ceca e Überlebenskunst - Giovani artisti di Praga. Dopo questi eventi seguí unŽinnumerevole elenco di mostre, e infine, lŽanno scorso, ha avuto luogo presso il K&S di Berlino, Going and Coming, curato da Karel Cisar) - anche le opere di Dita Pepe si trovano in larga misura al di fuori della Repubblica Ceca. La Selfportraits Series (1999-2004) è stata particolarmente presente negli utimi due anni: lŽanno scorso fece parte della mostra Wirklich Wahr! Realitätsversprechen von Fotografien al Ruhrlandmuseum (Essen), poi fu al festival Encontros da Imagem, in Portogallo; e perfino alla Photobiennale di Mosca. Negli anni precedenti, il curatore Milan Knizak aveva selezionato questa serie per la Biennale di Praga. Selfportraits è da un certo punto di vista una riflessione sulla biografia personale dellŽartista. Attraverso la rappresentazione dei ritratti di persone di sua conoscenza, di cui lei stessa assume lŽidentitá e al cui posto posa lei stessa, Dita Pepe interpreta i ruoli di diverse personalitá alternative alla sua, oppure di personalitá che in un certo modo le appartengono.
"Sento che nella vita tutto è relativo, se mi guardo indietro - se solo le cose fossero andate in modo leggermente diverso, avrei potuto essere una persona totalemte diversa da quella che sono ora".
Le fotografie della serie "Selfportraits" sono collegate dalla ripetizione di certi elementi: una persona sconosiuta circondata dai suoi familiari - un soggiorno o una camera da letto, una strada o unŽautomobile - e lŽartista stessa si trasforma sempre: vestendosi e truccandosi nel modo piú simile possibile a quello delle persone scelte che posano per lei. La presenza-fantasma dellŽartista vuole mettere in risalto sia la sfera privata che il background sociale e culturale della persona, inoltre suggerisce unŽidea di ambiguitá nellŽidentitá stessa dellŽartista. Dita Pepe offre due tipi di narrazione: una consiste nel prendere da parte le sembianze delle persone da ritratte, lŽaltra riguarda la storia individuale di ciascuna di queste persone, la quale puó essere desunta attraverso i loro oggetti personali. Questo modo di fare ritratti, colloca Dita Pepe allŽinterno di quel gruppo di posizioni artistiche contemporanee, secondo le quali le complesse tematiche legate allŽidentitá costituiscono il punto di partenza e di arrivo per tutte le riflessioni relative al contesto socio-culturale di cui fanno parte. La tecnica della metamorfosi tuttavia è usata dalla Pepe in modo diverso rispetto allŽuso che ne fanno altri artisti, come ad esempio Cindy Sherman, dal momento che questŽultima si serve di una messa in scena teatrale che piuttosto che la presenza dellŽartista da sola, richiede quella di altre persone.



Dita Pepe and Petr Hrubes, Untitled, from the series "Body Sofa", 2003, 70x100cm

La serie del 2003 Body Sofa - per la quale, cosí come per Venus as a Boy, la Pepe si avvalse della collaborazione del fotografo Petr Hrubes - ottenne il primo premio per la categoria "arte" al Czech Press Photo. In questa serie lŽartista prende il posto di una modella vestita con abiti dello stitlista Pavel Ivanic, ma attorno mantiene la presenza di persone di sua conoscenza. Gli scenari scelti per questa serie sono spazi aperti: un paesaggio industriale nel nord-est ceco e il cortile esterno di un manicomio. Sebbene tutti gli elementi siano reali, la combinazione di essi evoca il senso dellŽassurdo e pone in qualche modo la domanda di dove si trovi di fatto la "normalitá". Il fatto che i modelli scelti dalla Pepe siano continuamente donne, indica che questa artista, cosí come altri colleghi suoi connazionali, propone una riflessione sullŽinfluenza che i modelli capitalisti hanno sullŽimmagine del ruolo della donna nella Repubblica Ceca. Alla mostra Young Flesh (City Gallery, Praga, 2002) diverse artiste hanno scelto di esporre lavori relativi alle numerose varianti di questo stesso tema.



Dita Pepe and Petr Hrubes, Untitled, from the series "Venus as a Boy", 2004, 50x110cm

In occasione dellŽesposizione della serie Venus as a Boy, tenutasi a Praga al Designblock 04, Dita Pepe invitó l Žattrice ceca Klara Issova. Essa viene fotografata dallŽartista in un contesto di situazioni della sfera privata che sembrano non appartenerle, ed entro cui lŽattrice appare come dislocata in un territorio straniero, senza che questo tuttavia modifichi in alcun modo le sue abitudini. Ciascun lavoro è costituito da un dittico di due immagini leggermente diverse tra loro, che insieme costituiscono per cosí dire un momento prolungato; trasformandolo nellŽimmagine fissa di unŽazione, nella quale ricompaiono elementi utilizzati nelle serie fotografiche precedenti: identitá derivanti da diverse ambiti sociali che si incrociano con quelle ideali.

Testo: Paula Januario
Traduzione: Camilla Fabbri
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