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ANISH KAPOOR - My Red Homeland


Courtesy: CAC Málaga & Lisson Gallery

Quando il 26 gennaio scorso intervistai a Malaga Anish Kapoor (Bombay 1954), discutemmo insieme, tra le altre cose, sul cresciente interesse che l’arte contemporanea indio risveglia in Occidente. Con una certa ironia, ella concluse affermando che gli artisti indio sono ogni volta migliori perché “si preoccupano piú di essere artisti, che di essere indio”.

Il giorno seguente venne inaugurata al CAC di Malaga l’esposizione "My Red Homeland"; una monumentale installazione con lo stesso nome, formata da 25 tonellate di vasellina rossa disposta in un immenso contenitore circolare dava titolo e presiedeva la mostra. Un braccio metallico connesso ad un motore idraulico girava sopra un asse centrale, spingendo e schiacciando la vasellina rossa, in un lento e silenzioso atto infinito di creazione e destruzione. Una serie di sculture di dimensioni minori, cosí come tutte le pitture fin’ora inedite in Spagna, dominate dal colore rosso, completano la mostra, visitabile fino al 30 di aprile.


Courtesy: CAC Málaga & Lisson Gallery

Anish Kapoor

Nonostante il titolo della mostra “My Red Homeland” (Mia rossa patria) potrebbe apparentemente alludere al paese natale dell’artista, cioé l’India, il riferimento é invece un’altro: “La mia patria interiore”- spiega Anish Kapoor il giorno dell’inaugurazione-. “Sempre ho pensato al colore rosso come ad un colore centrale, come una mezzo di investigazione emozionale”. Rosso é il colore del sangue, della passione e delle emozioni, rosso il colore della carne, convertita qui in cera e vasellina – materiali organici ma duraturi-. Piú che una mera connessione tra i diversi lavori esposti, il colore rosso gioca un ruolo fondamentale nella scultura di Anish Kapoor. Dalla sua prima scultura, realizzata con pigmenti che coprivano semplici forme geometriche e biomorfe, fino ai suoi lavori piú recenti, in metallo, cera e vasellina – nei quali la monocromia crea un’illusione ottica di infinito-, la ricerca dell’immaterialitá e della spiritualitá mediante l’uso del colore, rappresentano una constante nelle sue sculture. Spiritualitá che, come afferma l’artista, si evolve aggressiva e violenta in quest’ultima opera.

Lo spettatore é invitato ad immergersi in quest’infinita e inquietante pittura rossa e nel suo lento e silenzioso movimento continuo, che trascende un significato spirituale. “Sempre ho puntato all’immateriale, al non-oggetto, allo sconosciuto. Come artista, realmente non ho nulla da dire. Non voglio trasmettere un messaggio – in tal caso sarei un giornalista-, ma solo invitare ad una ricerca”. Cosí, condotto in un universo incerto, dove non servono le parole, lo spettatore puó, come con il fuoco, il cielo, il mare, rimanere in una contemplazione infinita. Suppongo che provocare questo tipo di emozioni fosse ció a cui Anish si riferiva quando parlava di “preoccuparsi di essere artista”.

Testo: Raúl Martínez Fernández
Traduzione: Beatrice Dematte'

www.cacmalaga.org

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