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Berlin: Intervista a Edmund Piper (Kunstsalon)


Edmund Piper (Kunstsalon) in conversazione con M. Classen (Artfacts.Net)

AfN: Molto lieto Piper, in che modo è arrivato all’arte?

Edmund Piper: Come una vergine a un bambino.

AfN: In che senso da una vergine a un bambino?

Edmund Piper: Si, si. Sono sempre stato fortemente indirizzato al visivo – avrei detto una volta. Avevo già in gioventù una raccolta fetisch. Infatti ero un appassionato raccoglitore di fumetti e cercatore di immagini. In ogni caso le cose diventano sempre più pretenziose, fino a quando sono finito dai francesi, là si ho fatto veramente solo lavori su carta. Acquarelli di grande formato. Mi sono sempre innamorato dell’originale piuttosto che delle riproduzioni. Ho una qualche storia parallela. Azioniamo di sinistra, case occupate, progetti in spazi pubblici, e e e . E ci siamo fermati sul progetto di un’area in cui l’arte dovrebbe essere esposta – inizialmente molta roba stile fumetto – poi siamo scivolati sempre più dentro a ciò che ora qui chiamiamo giovane arte contemporanea. E’ stato come un processo di training a cui sono arrivato attraverso artisti e artiste.

AfN: … e l’interesse privato.

Edmund Piper: si, si, certo. Ma uno incontra molte persone con un certo requisito e impara da queste. Poi ci si interessa sempre di più e in qualche modo puramente ci scivola.

AfN: Ha iniziato lei il KunstSalon? Come e perchè si è sviluppata l’idea?

Edmund Piper: Come e perché?

AfN: Innanzitutto è iniziata.

Edmund Piper: Chiaro è iniziata, giusto. In quel periodo lavoravo ancora insieme ad Andrea Engler. Al tempo il primo KunstSalon. Per cui io, in questo team, ho sempre curato i contenuti e lui aveva la parte organizzativa e finanziaria. Si e in seguito abbiamo davvero discusso su questioni di contenuto. Beh niente di così violento. L’idea del KunstSalon è venuta, naturalmente c’è il passato come editore di piccoli libricini. A quel tempo c’era Kondensat – cosi si chiamava. Era un po’un anticipatore dei due Berlin | art | info e il Kunst Magazin Berlin e ho tenuto la supervisione riguardo al contenuto con il Spunk Seipel del Kondensat. E incredibilmente molte persone lo hanno conosciuto anche oltre la regione. E abbiamo semplicemente scoperto uno spazio libero d’incontro nell’organizzazione, abbiamo curato delle fiere, così fiere, così un piccolo tic con diversa funzione come per esempio Art Forum.

AfN: Insomma per me è un’opera di bene visitare dopo Art forum il KunstSalon. Quando uno entra ha davvero la sensazione di uno spazio libero per l’arte. Libero dal solito gioco Denaro=Arte. Crede che il KunstSalon con questo atteggiamento provochi il mainstream dell’industria dell’arte?

Edmund Piper: Questo non posso giudicarlo, perché non mi vedo come una parte di questo sistema principale, in quanto a ciò non posso dire, in questo mainstream, chi può essere provocato e chi no. Io ci sono abbastanza poco, così. E se fosse una provocazione, la troverei un peccato, perchè significherebbe comunque allargarne il significato. E’ chiaro, che è arte, dunque anche noi abbiamo bisogno del mercato. Noi tutti vogliamo di questo vivere. Abbiamo bisogno dei collezionisti. Abbiamo bisogno dei curatori e dei galleristi. Siamo qui anche per questo, ora anche il KunstSalon. E questo per noi è molto importante. E mettersi ora e dire noi siamo di un altro mondo rispetto al mercato sarebbe totalmente irragionevole, perché naturalmente non stiamo dall’altra parte del mondo bensì occupiamo un’altra posizione all’interno di un’unica struttura. Diciamo di creare anche per i visitatori delle fiere una riconciliazione, con ciò il mercato non sta in primo piano bensì la percezione dell’arte. Direttamente col programma che offriamo, dove si possono promuovere i giovani, che permette di farli scoprire al mercato, è molto più importante l’arte che l’intero Profies nella città. Questa non è comunque una provocazione ma significa considerare un’ altra piccola storia. E ne vediamo un esempio con il progetto dell’area degli agenti delle gallerie, qui vicino all’angolo o diversi altri ancora. Punto dell’arte a Berlino. Ci sono anche parziali presentazioni di progetti o di artisti qui al KunstSalon, per esempio Artistis Anonymous, che sono già un po’ più conosciuti. Rappresenta ora qui, che ha aperto direttamene con Goff + Rosenthal che fa un progetto anche qui. L’idea di portare qui questo spazio libero funziona anche se lentamente. Ed è certamente costato un po’ di potere persuasivo e di resistenza ma è stato accettato. L’occasione, diciamo di invitare i collezionisti allo stand, e di avere un’estensione supplementare con un po’ più di spazio è in ogni caso una super opportunità.

AfN: Può essere chiamato un piccolo movimento radicale. È qualcosa del genere? Perché, c’è questa discussione specialmente con gli operatori delle fiere, chi dice noi siamo l’emergente o questo e quello. C’è sempre questa parole chiave. Io ho sempre così la sensazione che il KunstSalon rimanga a parte. O è anche questo un modo per collocarsi o cosa significa?

Edmund Piper: Non so dirlo. Io lavoro di istinto. È un concetto e ogni anno cerchiamo di vedere cosa si può migliorare ma i concetti vengono sempre dopo.

AfN: Ma que ?!

Edmund Piper: Una storia capita, uno deve scoprire in che modo occuparsene e come modificarla, e riguardarla e modificarla ulteriormente. Dunque, è in realtà una cosa più creativa e un lavoro che si modifica che piuttosto che collocare qualche cosa in uno spazio per un certo gruppo di riferimento sotto criteri economici. Non è il nostro modo.

AfN: À la Tokyo Hotel nella musica, o qualcosa del genere.

Edmund Piper: Si, anche questo ha funzionato ma noi facciamo diversamente. Credo di essere d’accordo. Si può crescere bene e fare profitto. Per esempio René Wirths ha venduto tutto ciò che aveva qui, e ha trovato una galleria che lo vuole portare ad Art Cologne, e, e. Cosi qui passano piccole storie, che funzionano o che uno cosi vede, come l’idea viene su, sebbene non ci sia un giusto concetto predefinito.

AfN: è il Kunstsalon un fenomeno in aumento? Dunque, quante gallerie e progetti hanno partecipato l’anno scorso? E quanti quest’anno?

Edmund Piper: il numero è rimasto lo stesso dell’anno scorso. Ne abbiamo ora 52. Qualcosa di nuovo c’è nell’architettura. Ah, perché lo spazio, che l’anno scorso abbiamo marcato in modo gigantesco con la mostra speciale di Asim Chughtai…

AfN: Si

Edmund Piper: … ora anche per quattro diversi progetti consegnati o distribuiti e cosi la possibilità di costruire più apertamente..

AfN: questo mi piace. È molto piacevole.

Edmund Piper: È diventato un po’ più aperto…

AfN: Proprio così, quando si entra è terribilmente spazioso.

Edmund Piper: Esattamente

AfN: Dunque non questi piccoli chiusi…

Edmund Piper: quando sono stato a Art Cologne lo scorso anno c’era questo spazio libero nel sotterraneo. C’è stata una speciale esibizione nel sotterraneo, no?

AfN: Non c’ero lo scorso anno. L’hai fatto tu?

Edmund Piper: no, per favore. Se potessi fare cose di questo tipo ne sarei felice.

AfN: Felice [ ride] questo lo scrivo..

Edmund Piper: sono stato incredibilmente impressionato con quanto spazio si possa lavorare e ho subito pensato: si mio Dio, è stato un errore lo scorso anno farlo cosi concentrato.

AfN: si

Edmund Piper: dunque, non conta solo la quantità, bensì come si colloca lo spazio e come si lavora con lo spazio.

AfN: si

Edmund Piper: perciò il numero di espositori è uguale ma tutti sono un po’ più larghi.

AfN: La berlinese Preview ha già alla sua seconda edizione il problema, che le Gallerie, che sono state rifiutate, hanno cercato, di opporsi attraverso querela. Anche il Kunstsalon ha una superficie limitata. Avete anche voi simili problemi da affrontare?... e come selezionate?

Edmund Piper: Questo è naturalmente uno scherzo. Anche da noi c’è qualcuno che cerca di entrare attraverso vie giuridiche. Cosa che trovo totalmente ridicola e rispondo a queste persone senza alcuno humour. Beh da qualche parte si finisce. Si fa un progetto e si fa il meglio possibile per realizzarlo e se non si addice a questo profilo, si, vengono rifiutati, questo non ha a che fare con la qualità. Non sono adatti al concetto e non hanno il diritto di reclamare. Lo trovo davvero un diritto impertinente devo dire.

AfN: Si, si Chrisitan Jarmuschek ieri ha detto nell’intervista: la rivoluzione mangia i suoi figli. Questo colpisce anche voi? Il KunstSalon?

Edmund Piper: No, non credo, no,no. Penso, certo è chiaro, che si deve modificare un progetto, in qualche modo, deve essere adattato alla situazione economica. Ma siamo rilassati.

AfN: Si, l’anno scorso verso la fine del KunstSalon di Berlino, c’è stato un palco di discussione sul tema panorama fiere a Berlino. Nello stesso momento abbiamo 4 fiere d’arte. Si sono divertiti davvero molto alla discussione, altri piuttosto tenuti fuori, questa è la sensazione che ho. E’ questo l’atteggiamento?

Edmund Piper: Si già, beh io credo anche, che una discussione pubblica non porti niente. Noi siamo arrivati alla conclusione di non farla più.

AfN: Si

Edmund Piper: Si è una sciocchezza. Non ci si può aspettare che tutti si mettano seduti in pubblico. O che le cose possano da sé essere considerate importanti, che queste siano dichiarate, è una sciocchezza.

AfN: non bisogna dilungarsi.

Edmund Piper: Si, certamente e queste sono tutte chiacchiere, da sentire non su un palco ma da discutere in ambito privato e informale…

AfN: Ma era una tua idea?

Edmund Piper: era un’idea ma comunque non tutte le idee come quella sono super.

AfN: [ride]

Edmund Piper: [ride] Devo dire.. Alcune volte uno le fa e deve poi dire OK non era poi cosi buona e lo fa sperando…

AfN: diversamente

Edmund Piper: meglio o diversamente.

AfN: si, l’Art Basel ha una Liste e una Volta. Queste fiere, così si chiamano, funzionano come un bollitore d’arte (un bollitore d’acqua) per una partecipazione successiva ad art Basel. Lei vede un tale sviluppo anche a Berlino? Come è il loro atteggiamento ad Art Forum? A Preview o a Liste? Come si comporta Lei? Io penso lo abbiamo già detto che le cose non devono dilungarsi, ma noi abbiamo qui nella discussione sentito che gli artisti, da qualche parte devono essere scoperti e andare ad altre fiere. È illusorio che qui sia un modo per rivelare, – ah- o è questo semplicemente un diverso ambiente sociale circostante, dove si dice che un mondo con l’altro abbia da fare solo in parte?

Edmund Piper: come detto, non ci si può permettere di stare fuori dal mercato – l’avevo già detto. È illusorio anche voler provare. E finalmente è un modo per scoprire, perché le persone, da prima sconosciute o che presentano un progetto improvvisamente vengano scoperti da una galleria e vengono mostrati ad una fiera. Cosi anche nella vita reale degli artisti cambia qualcosa.
Possono pagare l’affitto – subito. Questo è positivo. Dunque così. E questo appartiene al profilo del Kunstsalon, per questo è così e ed è a questo che è mirato e ritengo ragionevole che le persone che ci sono possano successivamente svilupparsi. E Dunque, che si scelga poi un determinato potenziale. Per questo, vedo noi piuttosto a parte rispetto alle altre fiere. Io penso che le fiere abbiano tutte un loro proprio profilo. Ora voglio dire qualcosa di piuttosto provocante che la gente che qui espone coltiva la speranza di arrivare ad Art Forum o alla Frieze ma non di arrivare alla Liste. C’ è la pretesa, di indirizzarsi all’arte, dove si dice che ci sono le persone…

AfN: Così si raggruppano

Edmund Piper: persone che si sono tenute lontane per lungo tempo dalle gallerie, perché rappresentano determinati requisiti e poi per determinate gallerie sono aperti e per altre lo sono un po’ meno – dipende. E riguarda noi quanto l’arte.

AfN: Si

Edmund Piper: Insomma, considerano molto più l’arte che le vendite.

AfN: si, si, si nota. È anche molto accettato, questo – ah io penso anche, che le altre fiere siano diventate molto più rilassate, poiché c’è molto più volume d’affari, si nota, chiaramente – ma qui si ha in qualche modo la sensazione ah così – noi facciamo lo stesso Ranking e siamo molto vicini con le nostre pubblicazioni al mercato – ma qui si ha la schietta sensazione che la dichiarazione artistica e il resto sia completamente uguale.

Edmund Piper: si, si.

AfN: Dunque posizioni o così tutta robaccia…

Edmund Piper: questo è poco rilevante

AfN: si

Edmund Piper: viene dopo

AfN: è inevitabile.

Edmund Piper: se le persone sono giuste, viene. Non dobbiamo fare la nostra testa.

AfN: Signor Piper, lei ha un motto personale o uno slogan di vita?

Edmund Piper: tutto va bene.

AfN: [ ride ]

AfN: Signor Piper, la ringrazio molto per la chiacchierata

Edmund Piper: si, grazie. È stato piacevole.

www.berlinerkunstsalon.de

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