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Intervista con Gianfranco Maraniello, direttore della GAM di Bologna


Morgana Masu e Gianfranco Maraniello

AfN: Buon giorno questa è un'intervista di Artfacts con il direttore della GAM, Gianfranco Maraniello.

G. Maraniello: Buon giorno.

AfN: Come è arrivato all'arte e come alla GAM?

G. Maraniello: Ho avuto la fortuna di crescere nel mondo dell'arte, con un padre artista e ho avuto l'opportunità di avere importanti chance fin giovanissimo, nel senso che ho cominciato a lavorare ventiduenne alla redazione di Flash Art poi ho cominciato a curare delle mostre, sono entrato a Palazzo delle Papesse come curatore nel momento in cui nasceva questo nuovo centro d'arte contemporanea, poi ho avuto la grande chance di essere curatore del MACRO di Roma per tre anni e alla fine è arrivata questa nomina alla Galleria d'Arte Moderna, in un momento molto importante di transizione verso un nuovo progetto museale.

AfN: Con il suo arrivo alla GAM l'istituzione ha intrapreso una nuova direzione. Può specificare il carattere di questa svolta?

G. Maraniello: Era necessario che ci fosse un carattere di svolta, nel senso che arrivo proprio in un momento di passaggio. La galleria d'arte moderna da diversi anni ha avviato un processo di trasformazione della propria identità museale con il passaggio ad una nuova sede. Questo mi ha consentito di impostare un progetto nuovo rispetto alla storia della GAM. Abbiamo ridefinito i compiti, gli obiettivi, il nome stesso, la vecchia GAM si sta trasformando in Museo d'Arte Moderna, quindi in MAMBO, il Museo d'Arte Moderna di Bologna con una particolare focalizzazione nella nuova sede per tutto quello che riguarda non soltanto le mostre, ma le attività di ricerca, di divulgazione e intrattenimento sulla cultura visiva contemporanea.




AfN: Quindi fra non molto la GAM si trasformerà definitivamente in Mambo, quale sarà la sua identità e quale il suo carattere distintivo?

G. Maraniello: Innanzitutto MAMBO non è soltanto un Museo che sorge improvvisamente nel centro della città di Bologna, e già qui c'è una prima distinzione tra ciò che è stata prima la Galleria d'arte moderna, parte essenziale di un progetto di riqualificazione di un'area marginale periferica della città di Bologna, nel distretto fieristico. Con l'apertura di MAMBO, MAMBO non solo torna ad essere al centro della città, ma, e qui un primo carattere distintivo rispetto alla situazione generale del panorama italiano, è uno degli elementi di un distretto culturale. Noi siamo il completamento di una riqualificazione di un nuovo centro di Bologna, di un'area in cui già esistono realtà come la Cineteca di Bologna, le Università di Bologna, alcune delle Università, Scienze della Comunicazione, gli spazi - laboratorio del D.a.m.s, realtà associative come il Cassero, diversi progetti culturali portati avanti anche attraverso le attività universitarie, come la soffitta e altro ancora, ci sarà poi un parco, un parco di sculture e di attività, quindi a 5 minuti a piedi dalla Stazione, con grande attenzione quindi al discorso delle infrastrutture che saranno realizzate nei prossimi anni a Bologna, con l'idea che il Museo sia un epicentro anche di eventi e di diffusione sul territorio. MAMBO è un partner di un distretto culturale più ampio, cercherà di inscrivere e circoscrivere l'Arte in un fenomeno più ampio riguardante la cultura odierna.
A ciò si aggiunge che MAMBO è una delle articolazioni dell'istituzione della Galleria d'Arte Moderna perchè la mia direzione riguarda anche la gestione di 'Villa delle Rose', che è una magnifica sede espositiva, ma non dotata di tutti quei servizi che fanno si che un Museo non sia soltanto una location per mostre, e anche il Museo Morandi che unitamente al recupero della casa di Morandi, - ed è evidente l'importanza di una casa di un artista che per tutta la vita ha lavorato in un'unica stanza, in uno studio e con quei medesimi oggetti, che ancora oggi presentiamo nel Museo Morandi -, daremo il via molto presto, sicuramente entro il 2009, al recupero della casa che si trasformerà in un centro di studi sull'opera di Morandi, riqualificando anche il museo con nuove prospettive. Questo significa che MAMBO è un'articolazione di un progetto istituzionale più grande.

AfN: Come inaugurerete la stagione?

G. Maraniello: Abbiamo pensato ad una grande mostra che sia letteralmente di apertura. Una mostra che sto curando assieme a Germano Celant , che aprirà il 5 maggio 2007 il cui titolo è "Vertigo: il secolo dell'arte of Media, dal futurismo al Web", ed è una ricognizione del modo in cui la progressiva introduzione delle cosiddette nuove tecnologie, che ovviamente nel corso del tempo diventano obsolete, di come tutti i nuovi mezzi di comunicazione influenzano il modo di fare arte, la sensibilità del fare arte. Noi non siamo dei fanatici delle applicazioni delle nuove tecnologie, ma ci interessa capire se all'interno di questa sistematica introduzione e presa di coscienza degli strumenti a disposizione dell'Arte, non ci sia, nella storia dell'ultimo secolo, una qualche possibile lettura trasversale di quella che noi oggi possiamo definire contemporaneità.
È chiaro che, fin dalla mostra inaugurale, diverse realtà saranno coinvolte come la Biblioteca Sala Borsa, la Cineteca i laboratori dedicati dalle Università, il coinvolgimento di cicli di concerti, di conferenze e anche visite in alcuni musei come la Collezione Pelagalli, dove sono conservati diversi interessantissimi, importantissimi esempi di macchine di comunicazione tra cui, la maggior quantità al mondo di originali radio di Marconi, a Bologna che è la città di Marconi.

AfN: I finanziamenti. I prezzi delle opere d'arte crescono e i Musei finanziati da fondi pubblici sono in difficoltà un po' ovunque. Come viene finanziato il MAMBO e quali le strategie?

G. Maraniello: Il MAMBO storicamente è stato finanziato dal Comune di Bologna, è un'istituzione del Comune di Bologna, con un assetto statutario che permette una certa autonomia finanziaria, la possibilità di stringere partnership in maniera agevole. Questo ci ha consentito di realizzare un progetto per ora triennale assieme ad altri tre partner, quindi si tratta di una vera e propria partnership istituzionale che porta il contributo del Comune al 50% dal 2007 fino al 2009.
Gli altri partner sono la Regione Emilia Romagna e le fondazioni bancarie Cassa di Risparmio in Bologna e Fondazione del Monte di Ravenna; a ciò si aggiungono altre partecipazioni su progetti specifici ad esempio, stiamo già realizzando e realizzeremo negli anni a venire, un progetto di acquisizioni e di produzioni di opere legate soprattutto all'arte italiana, alla giovane arte italiana, insieme a Unicredit Group, quindi assieme a una Banca. E poi ci sono ulteriori specifiche partnership ad esempio uno di queste è una convenzione che abbiamo in essere con la Fiera di Bologna e abbiamo anche una comunione di organizzazione e anche a volte di produzioni, per cui abbiamo anche un contributo economico che proviene dalla fiera di Bologna.

AfN: A proposito di fiere, quale la sua opinione sulla politica di Arte fiera riguardo il numero di gallerie internazionali rispetto a quelle italiane?

G. Maraniello: Io trovo che Arte fiera stia davvero dimostrando nel tempo di essere una fiera importante e solida e se ci riesce è proprio perché riesce a mantenere una sua specificità. Credo che con il proliferare di fiere internazionali, avere una fiera che sia anche un riferimento per una ricognizione territoriale, e quindi presentarsi come la più grande fiera italiana, la più importante fiera italiana, ovviamente con la partecipazione anche di importanti gallerie straniere consente ad Arte fiera di non patire la concorrenza mondiale delle fiere e questo posizionamento è la sua carta vincente. Io credo che Arte fiera faccia molto bene, come sta facendo, a migliorare i servizi, gli spazi, ad avere questa crescita che sta dimostrando ma con un occhio privilegiato al territorio, credo che oggi questo sia fondamentale per non perdersi e disperdersi nell'omologazione generale delle fiere.





AfN: Pensa che l'arte contemporanea sia un buon investimento per rivitalizzare le città?

G. Maraniello: Beh evidentemente è così. Tutte le grandi città si stanno ricostruendo, letteralmente in alcuni casi, proprio basandosi sui grandi interventi urbani, sull'architettura e quindi sull'architettura destinata a ospitare nel tempo cultura. Ci sono esempi macroscopici che vanno da Bilbao a Barcellona, l'arte contemporanea in Oriente sta diventando anche l'emblema di un lifestyle che permette di dialogare, di essere attrattivo a livello internazionale. Io quest'anno ho curato la Biennale di Shanghai e mi è parso del tutto evidente che questo sia il trend, che appunto le città oggi più interessanti nelle prospettive future stiano adottando.

AfN: Pensa che Roma potrebbe essere una giusta candidata per una fiera d'arte internazionale?

G. Maraniello: Dipende dal tipo di posizionamento che darà alla sua fiera. Se deve replicare modelli che già esistono no, è una grande città internazionale ma questo non significa che sia necessariamente un'occasione di una grande fiera internazional, e dipenderà dal progetto di fiera.

AfN: Visto questo fiorire di fiere pensa che in Italia possa esserci spazio per altre fiere?

G. Maraniello: è sempre pericoloso moltiplicare le fiere, certamente sappiamo che l'Italia è un paese di grande collezionismo privato, quindi si tratta di saper fare dei progetti specifici, come dicevo prima, adeguati alla situazione contingente che queste fiere dovranno affrontare.

AfN: Un ultima domanda. C'è qualcosa che manca al sistema dell'arte in Italia. Cosa pensa che dovrebbe potenziare in vista di un miglioramento o di un miglior funzionamento?

G. Maraniello: Guardi da tempo si lamentano mancanza di istituzioni, artisti, io invece, nelle mie frequentazioni, ormai nelle mie esperienze lavorative non Italia, mi rendo conto che il problema forse non è questo, innanzitutto manca una cultura diffusa del contemporaneo, in primo luogo una familiarità con le ricerche più avanzate e in un certo senso anche progressiste della cultura. Credo che noi abbiamo un grosso limite nella diffusione e nella informazione, credo che noi abbiamo anche un grossissimo problema di deontologia professionale a livello di informazione e di diffusione dell'informazione, credo che un altro limite sia quello di considerare l'arte italiana come italiana.

AfN: Bene, direttore Maraniello, la ringraziamo moltissimo per il tempo e per l'intervista.

G. Maraniello: Grazie a voi.


Intervista: Moegana Masu

www.galleriadartemoderna.bo.it

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