Language and login selector start
lingua
Deutsch
English
Español
Français
Italiano
Language and login selector end

ARTNOTES: Intervista con Okwui Enwezor, curatore della BIACS2


Okwui Enwezor, foto per Lolo Vasco

La II Bienal Internacional de Arte Contemporáneo de Sevilla (BIACS) è formalmente iniziata con il titolo Lo Desacogedor. Escenas fantasmas en la sociedad global. Le locations selezionate per la biennale sono due dei più emblematici complessi architettonici della città, alcuni artisti presenteranno i loro pezzi nel Reales Atarazanas, un antico cantiere navale del XIII secolo nel quale i muri di mattoni e la strada sporca forniscono un contesto ottimale per le opere d’arte, come se fosse una scenografia ad hoc. Nell’isola Cartuja dove era situato l’antico convento, si può vedere il Centro Andaluz de Arte Contemporáneo, un complesso molto bello di spettrali stanze bianche dove gli artisti mostreranno le loro opere.
Il curatore della biennale, Okwui Enwezor, gode di grande prestigio nel mondo dell’arte internazionale e ha diretto, tra gli altri importanti eventi, Documenta 11 (2002), e per questa ragione la sua presenza in Spagna ha generato grande fibrillazione. Il punto di vista di Okwui Enwezor, sia nei suoi testi sia nella sua curatela, è caratterizzato dalla sobrietà formale e dalla rigorosa precisione, alcuni aspetti che non sono mancati a Siviglia. La sua riflessione sui conflitti nel mondo globalizzato che oscillano tra il pluralismo e il fondamentalismo, emerge in un’ analisi dei problemi attuali attraverso il lavoro di 19 artisti che trovano ispirazione nei concetti di intimità (la casa materna), prossimità(La relazione Euro Americana o Indù Musulmana con l’Africa) e la vicinanza (la relazione urbana o la relazione tra Israeliani e Palestinesi).


Vorrei sapere la tua opinione se, dopo l’apertura, le cose sono andate come ti aspettavi?

In realtà il progetto è andato abbastanza bene, nonostante qualche anomalia che bisogna risolvere. Ma questo è ciò che mi aspettavo da quando, come sai è davvero un grande progetto, e un enorme sfida che ho sviluppato con una organizzazione molto piccola e molto giovane. L’organizzazione ha fatto un lavoro incredibile, non solo per realizzare la manifestazione, ma anche per il supporto che ha dato agli artisti. Poche persone possono immaginare e apprezzare cosa porta a lavorare insieme quest’enorme complessità di persone, con le opere provenienti da diverse parti del mondo e facendo funzionare la manifestazione come un sistema coerente di disparate intenzioni artistiche. È stata un’esperienza incredibile e una grande opportunità lavorare in Spagna. E per realizzarlo in un contesto con spazi e risorse per l’arte contemporanea limitati, è un grande merito a ciò che BIACS rappresenta sia per Siviglia che per la Spagna. Dunque aver fatto questo lavoro con un immenso impegno da parte degli artisti e con il risultato che abbiamo, è semplicemente incredibile.

Quali elementi dalle precedenti manifestazioni hai portato con te qui a Siviglia e quali cose nuove hai portato con te vedendo le location e la città?

Dunque, numero uno porti sempre con te il tuo mondo intellettuale. Non sono mai stato un curatore che lavora con la presunzione di portare sempre qualcosa di nuovo. Sono interessato nel fare mostre che si collocano in un particolare contesto. Come sai ci sono molte, molte questioni importanti – politiche, culturali, sociali, economiche: una delle istanze è il difficile problema dell’ immigrazione e i diritti degli immigrati – andando in Spagna oggi, come anche nel resto del mondo, queste questioni dovrebbero rendere attenti circa la prospettiva di generazione continua di nuovi modelli artistici, in risposta ai vari conflitti e alle varie teologie che conducono a loro. Dunque non è questo il tempo per fare mostre che siano di intrattenimento, che siano facili da capire e da consumare attraverso l’irritante ossessione della novità. Ho scelto di concentrarmi su cose che conosco, di invitare questi artisti del cui lavoro mi sono reso conto recentemente, ma la cui opera risponde in modo creativo e di sfida alle domande che pone la mostra. Dunque la sfida che abbiamo è quella di spingere sempre oltre ciò che facciamo, con un certo livello di chiarezza e una certa dose di reale criticità, sia i limiti dell’arte sia i limiti del pubblico, i pregiudizi e i preconcetti che le persone portano con loro, dunque sono tutte cose alle quali le persone potrebbero voler una risposta. Perciò nella mia visione penso di aver fatto una manifestazione che è realmente una risposta all’Oggi, ma non attraverso un approccio dogmatico ma attraverso una riconsiderazione dell’itinerario di cosa l’arte contemporanea può essere nel mondo.

Quali sono i principali criteri che hai seguito nella selezione degli artisti presenti alla Biennale?

Questa è sempre la domanda più difficile. Non c’è solo un criterio ma diversi fattori. Io tendo a lavorare prima di qualsiasi mostra attraverso un’ attiva collaborazione con gli artisti.

Okwui Enwezor, foto per Jeff Weiner

Hai mai chiesto agli artisti un’opera specifica?

No, non ho mai chiesto opere per siti specifici, ma molti degli artisti hanno selezionato opere basate sulla costruzione delle domande. Per esempio, One man houses di Thomas Schütte è molto vicina all’idea di Absalon, questa scultura bianca è legata anche alle condizioni di chiusura o di isolamento della gente nell’edificio. Per esempio nella Chiesa ciò che realmente volevo era il silenzio e puntualizzarlo con un po’ di suono di tanto in tanto.

C’è un qualche simbolo specifico o un’opera che funziona come icona della mostra?

No, non c’è nessuna icona, è più un’opera prismatica; la mostra si rivela molto lentamente, dunque non c’è nessuna icona.

Quando dici che l’esecuzione si rivela lentamente, c’è un dialogo tra ogni singolo pezzo?

No, c’è qualcosa che devi sapere… il dialogo c’è, la mostra è proprio su questo.

Qual è l’itinerario che vorresti consigliare al visitatore? C’è un inizio e una fine o c’è un percorso segnalato o …?

No, penso che sia una rete di idee, una rete di posizioni, ci sono dei confini morbidi tra di loro.

Sei sempre stato socialmente consapevole nel tuo lavoro, mentre fai un progetto in Spagna hai pensato al problema del terrorismo che abbiamo in Spagna, per metterlo in relazione con la creazione artistica?

Non esattamente perché penso che questa situazione in Spagna non possa essere isolata da una problematica più grande che esiste in qualsiasi altro posto ed è il perché dico che The unhomely non è veramente una mostra sul terrorismo, ma il modo in cui viviamo in un contesto che è oscurato da questioni come la guerriglia, la contestazione del luogo… La Spagna ha certamente avuto la sua parte di condivisione di questo problema ma penso che non debba essere isolato, ma che debba essere messo in un contesto più ampio. Abbiamo così tante società con così tante contraddizioni. Queste contraddizioni fanno emergere istanze molto importanti, e penso che ci siano molti artisti che le prendono in considerazione e penso che sia ciò che volevo articolare come parte della logica di Unhomely.

Sei stato in grado di combinare il tuo punto di vista teorico con alcuni elementi di intrattenimento per i visitatori della mostra cosicché possano divertirsi?

Sono sicuro che la gente si divertirà visitando la mostra.
Ciò che dico sempre alle persone che vanno alle mostre è di dare loro del tempo, penso che sia importante dare alle opere un po’ di tempo, per abitare lo spazio tra l’opera d’arte e il mondo dell’artista. Le proposte fatte dagli artisti spesso hanno bisogno di ricevere qualcosa da loro, per capirle la gente deve dare loro un po’ di tempo.

Qual è il tuo prossimo progetto?

Non so (ride) solo dormire!

Román Padín ha intervistato Okwui Enwezor nel Reales Atarazanas a Seviglia durante l’inaugurazione di BIACS2 il 26 Ottobre 2006. L’intervista è stata pubblicata in ART NOTES 13.

www.artnotes.info

  • ArtFacts.Net- il tuo fornitore di servizi nel mondo dell'arte

    Sin dal 2001, ArtFacts.Net™ ha sviluppato un sofisticato database attraverso la collaborazione con gallerie, musei, fiere d’arte ed associazioni di galleristi nazionali ed internazionali.