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FIAC - Intervista con Jennifer Flay e Martin Bethenod


Martin Bethenod, Jennifer Flay e Marek Claassen

Questa è l'intervista fatta a Jennifer Flay e Martin Bethenod, direttrici della FIAC di Parigi. Salve Jennifer Flay, salve Martin Bethenod.

AfN: Durante l'intervista dell'anno scorso con te, Jennifer Flay, abbiamo parlato della FIAC nel contesto delle mostre internazionali, del Grand Palais e di design. Questa volta cominciamo invece discutendo del mercato e degli sviluppi economici. Da qualche anno si parla ironicamente di una esplosione, effettivamente da quando negli Stati Uniti sono cadute le ipoteche questa tensione si è riversata nell'economia inglese. Potete darci alcuni dati di questo evento?

J.Flay: È interessante notare come il mercato non sia stato influenzato particolarmente dagli eventi di questa estate. [...] Gli affari vanno davvero bene, le vendite sono eccellenti in tutte le categorie di prezzo - dai giovani artisti le cui opere sono state vendute sotto i 5.000 Euro, fra i 5.000 e i 20.000 circa, fino a salire ai lavori scambiati in diverse mostre di artisti molto famosi, come Jean-Michel Basquiat, Yves Klein, Tinguely... Questo assestamento si è rivelato molto salutare, infatti è stato l'incoraggiamento professionale ad evitare il crollo che si è verificato tre o quattro anni fa, crollo che sembrava un nefasto presentimento di ciò che sarebbe potuto accadere. Il peggio non deve succedere se la professionalità è in grado di auto regolare il controllo dei prezzi. Abbiamo notato che ci sono collezionisti privati di ogni categoria di prezzo che continuano ad interessarsi del mercato, comprando. Uno dei segnali significativi nel 1990 è stato l'arretramento di collezionisti seri della clientela privata dal mercato. Un avvenimento che non ha lasciato segni, tutt'al contrario.

M.Bethenod: Proprio qui a Parigi conosciamo una serie di nuovi collezionisti sia molto informati che fidati. Per noi è importante che la nostra immagine per le esposizioni sia estremamente ampia, in equilibrio tra la modernità, la contemporanietà, i trend emergenti e il design. Penso sia una garanzia di sicurezza. Non ci atteniamo ad effetti maestosi, ma al mercato parigino, questo rappresenta la solidità delle esposizioni e della FIAC.

AfN: Alcuni manager hanno perso del denaro acquistando pezzi d'arte. I prezzi delle opere di arte contemporanea si sono congelati nelle aste tenute da Sotheby's e Christie's, e le compagine finanziarie londinesi potrebbero ridurre alcuni posti di lavoro l'anno prossimo con una vincita annua del 16%. Charles Dupplin della Hiscors, la più grossa compagnia assicurativa europea, ha detto ieri nell'Economist che la FIAC fornirà le indicazioni sullo stato di salute del mercato. Questo evento andrà incontro alle aspettative del signor Dupplin?

J.Flay: Credo che ció sia già avvenuto. Dopo un colloquio molto intenso con i galleristi presenti alla mostra ci siamo convinti che il mercato sta tenendo bene. Tradizionalmente l'audience delle esposizioni parigine non ha un decollo vertiginoso o immediato. Non abbiamo di solito questo tipo di clientela, la quale è sempre benvenuta.

M.Bethenod: ...molti stanno già frequentando l'esposizione...

J.Flay: Si, ma non sono loro il nostro pubblico abituale, che invece è molto più ampio.

AfN: Alcuni galleristi ci hanno detto che il pubblico del Frieze ha posto delle domande sul valore che le opere potrebbero acquistare nei prossimi anni. Qui a Parigi nessuno si si permetterebbe di fare una domanda del genere, vero?

J.Flay: I visitatori di solito si informano del lavoro svolto a Parigi, oppure chiedono ai galleristi di spiegare un'opera o di parlere di sé... normalmente si fanno domande improntate sul significato profondo delle opere. Dobbiamo anche dire che i galleristi che scelgono di esporre alla FIAC apprezzano quella che hanno definito "l'atmosfera tranquilla" nella quale avvengono qui le trattative.

M.Bethenod: Questo è molto importante, il focus è sull'opera, non sul nome o sul prezzo.

J.Flay: ...proprio perché qui, come ad esempio nella Cour Carrée, abbiamo un laboratorio in funzione. Ci sono alcune delle più rinomate gallerie del mondo che progettano qui il loro intervento a livello mondiale. Gli artisti adesso non sono famosi, non hanno ancora un nome. Si stanno vendendo le opere di artisti emergenti, che vanno forte, come si puo vedere. Le vendite si fanno anche ad un livello molto più alto: ancora una volta nel Grand Palais ci sono Joan Mitchell, Yves Klein, Jeff Koons, una fantastica ensemble dell'espressionismo tedesco. In questo caso parliamo di un altissimo livello di mercato.

AfN: Poiché abbiamo iniziato a parlare di soldi: avete reso noti i dati di vendita fatte dalla FIAC nel 2006 e le stime di vendita di quest'anno?

J.Flay: Non ci piace dare un'immagine commerciale della FIAC. Prima di tutto perché la relazione fra il gallerista e il cliente è privata e richiede discrezione da entrambe le parti. In secondo luogo perché non possiamo verificare l'esattezza dei dati personali.

M.Bethenod: E neppure cerchiamo di scoprirli.

J.Flay: Quello che invece chiediamo, a scopo giornalistico, sono informazioni molto precise sulle gallerie, sui sentimenti dell'autore, sulla categoria dei visitatori della FIAC, la loro esperienza di negoziazione durante le nostre mostre e il tipo di collezionisti incontrati. Ci informiamo sulle maggiori transazioni e domandiamo il permesso di pubblicare le risposte. Abbiamo informazioni molto abbastanza dettagliate...

AfN: E vengono pubblicate?

J.Flay: In maniera riassuntiva alla fine della fiera.

AfN: Si dice che le istituzioni francesi comprino tantissimo. Diventano quindi un fattore stabilizzante all'interno di un mercato che si altera continuamente? Non pensi che la politica economica neoliberalista possa diventare un minaccia per i collezionisti pubblici e quindi anche per la posizione di vantaggio della FIAC?

M.Bethenod: È un dato di fatto: il mercato francese è specificatamente caratterizzato dalla presenza massiccia di compratori istituzionali che investono tantissimo e che comprano opere di artisti molto in anticipo. Per esempio il Fonds national d'art contemporain o il Fonds régionaux d'art o le loro collezioni possiedono delle opere di artisti davvero importanti che sono state comprate all'inizio della loro carriera...

AfN: Vengono comprate anche da gallerie estere?

J.Flay: Certamente.

M.Bethenod: È notevole che le istituzioni francesi acquistino sia lavori di artisti francesi che internazionali in Francia come nelle gallerie di tutto il mondo, cercando di creare una collezione universale, o per lo meno generale, questo elemento ha un forte peso sul mercato. Penso che oggigiorno nessuna delle classi politiche pone in questione la legittimità delle azioni negli Stati Uniti e la loro stabilità grazie agli acquisti. Il Centre Pompidou ha un budget elevato riservato agli acquisti, nessuno ha parlato di una riduzione, anzi ci sono dei segnali che ci rivelano la direzione opposta: il governo e il Ministero della cultura si sono augurati di coinvolgere maggiormente il mercato in queste acquisizioni pubbliche, per esempio il Fonds national d'art contemporain è venuto qui ad acquistare con la volontà di stabilizzare alla FIAC i suoi committenti, da già tre anni. Siamo sicuri che andrà avanti così.

J.Flay: Ritendo che un altro aspetto significativo che ci è stato riportato sia dalle gallerie francesi che da quelle straniere è il numero di collezionisti francesi molti attivi, un fattore fondamentale. Se pensiamo al fatto che i collezionisti francesi per un po' di anni si erano ritirati dal mercato. Visitando le mostre d'arte in tutto il mondo si sente parlare francese, in posti come Freize, Miami, Basilea, Berlino, Madrid, dappertutto. Un fenomeno che negli ultimi anni ha guadagnato l'attenzione generale e che coinvolge molte ma molte più personalità rispetto a quelle già conosciute e abbienti. Un fenomeno che ha radici profonde e che continua a svilupparsi. [...]

AfN: Continuando ad occuparci di posizioni importanti: il Grand Palais situato nel centro concretizza un grosso vantaggio. Perché avete diviso la mostra in due sedi separate invece di utilizzare i ballatoi come luogo d'esposizione?

M.Bethenod: La risposta è molto semplice. Per motivi di sicurezza non possiamo usare questi spazi. Il Grand Palais ha posto solo per 100 gallerie, per raggiungere un carattere significativo dovrebbero esserci almeno 160 gallerie. Volevamo trovare una seconda sede che fosse centrale, prestigiosa ed imponente, almeno quanto il Grand Palais, anzi volevamo persino cercare un posto che fosse ancora più grande, più centrale e più importante del Graind Palais ed il Louvre ha accettato di mettere a nostra disposizione il Cour Carreé. Riteniamo si crei un contrasto molto interessante fra le nostre gallerie contemporanee in continua crescita e il Louvre, quale sede storica molto prestigiosa.

AfN: Ci è stato detto che siete in gamba, per aver mostrato all'interno della fiera sia arte moderna che contemporanea, come anche il vostro particolare stile fieristico chiuso.

J.Flay: Io lo definirei uno stile aperto, visto che i galleristi frequentano il Grand Palais per comprare opere d'arte e per osservare gli artisti emergenti. Si punta molto sula fiera stessa, come hai visto, il giardino Tuileries è collegato molto bene e da' accesso a 21 progetti che si trovano all'esterno. Tornando a parlare della sede del Grand Palais come insufficente per tutte le mostre, siamo stati messi alla prova positivamente e ci siamo dovuti concentrare sulle opere qualitativamente più importanti.

AfN: davvero una dura prova.

J.Flay: ne siamo consapevoli, per questo lo scorso anno la sezione dedicata al design si trovava nella Cour Carrée, quest'anno, invece, dopo tante trattative abbiamo ottenuto l'uso di spazi non previsti in precedenza.

M.Bethenod: per questo 10 gallerie di design si trovano di fronte, vis-à-vis, ad esposizioni di arte moderna.

J.Flay: ... risultato che ci permettere di guadagnare spazio per le esposizioni qui al Cour Carrée. Io e Martin siamo convinte che via via ne acquisteremo sempre di più.

AfN: Le sculture rapresentano un problema, eppure anche quest'anno avete esposto delle meravigliose opere nel Tuileries garden, ed anche la gigantesca Tinguely, qui al Grand Palais. Non avete la possibilità di mostrare sculture più grandi e in numero maggiore?

M.Bethenod: Chiedilo alle gellerie! Nel 2006 Thaddaeus Ropac ha posto 10 splendide Tony Cragg, come ce ne sarebbero molti altri - penso alla magnifica opera in vetro di Michel François e ai tre alberi di Vincent Olinet - ma la scelta spetta alle gallerie.

AfN: La FIAC trabocca di differenti possibilità. Se dovreste posizionarvi in maniera globale, qual è il vostro posto, gli scopi e le strategie per raggiungerli?

M.Bethenod: Penso si chiarisca visitando questa edizione della FIAC: il nostro scopo è diventare la migliore fiera fra tutti gli eventi di media grandezza: non vogliamo ospitare 200, 250 gallerie. Adesso ne abbiamo 180, credo ci fermeremo a 200. La divisione dello spazio adesso è perfetta e il nostro lavoro è teso a diventare più conveniente, più bello e in parte più spazioso, soprattutto nel Grand Palais. Se guardi alla FIAC capisci dove si sta dirigendo: vogliamo migliorarci sempre di più.

AfN: Basilea è sponsorizzata dalla compagnia bancaria UBS e Frieze dalla Deutsche Bank, la più grande banca tedesca. Anche voi cercate sponsor di questo livello?

M.Bethenod: Per la fiera è fondamentale, non solo dal punto di vista economico. Per la prossima edizione cercheremo di consolidare un rapporto a lungo termine con sponsor di questo genere.

AfN: C'è un nuovo evento in Cina la ShContemporary: per voi rappresenta un arricchimento o un pugno un faccia?

J.Flay: Lo ritengo un arricchimento: è chiaro che nei prossimi 10 anni, mentre ci sarà una fiera del genere a Shangai, si troverà anche a Beijing, così come in Corea e forse anche in Australia. Per questo si tratta di un arricchimento. Credo che oggigiorno chiunque sia coinvolto debba fare attenzione alla capacità di autoregolazione del mercato. Nonstante ció assistiamo ad un boom delle fiere d'arte, ogni settimana se ne inaugurano 160 circa. Sono convinta che sarà un fenomeno passeggero. Le gallerie si stanno concentrando selettivamente sulle fiere a cui prendono parte, e ne frequentano tre piuttosto che otto, questo è quello che si sente più spesso. Certo, una di queste si terrà nel continente asiatico.

AfN: Riguardo alla Cina. Sai che al Phillips l'opera di Wang Guangyi, "Mao AO" del 1988 è stato venduto per 2,04 milioni di Pound diventanto un record di vendita? Se un collezionista vorrebbe, potrebbe comprare delle opere di Wang Guangyi alla FIAC?

J.Flay: Certamente, nella galleria Shanghart.

AfN: Vi ringraziamo per l'intervista.


Intervista: Marek Claassen

Traduzione: Caterina Pinto

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