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Julio Le Parc: Yours kinetically!


Julio Le Parc




Un discepolo di Fontana, membro fondatore del Groupe de Recherche d'Art Visuel, attivista della Op'Art da quasi 50 anni - l'incontro con un maestro del movimento e della luce. In mostra alla Lélia Mordoch a Parigi, fino al 25 ottobre.

Julio Le Parc è nato nel 1928, a Mendoza, Argentina. All'età di 14 anni si è iscritto alla National School of Fine Arts a Buenos Aires. Nel 1958, con una borsa di studio in tasca, si trasferisce a Parigi. Influenzato da Vasarely, si allontana dall'arte tradizionale in modo da riorientarsi in un nuovo campo di investigazioni plastiche dove l'intermediazione di luce, colore e movimento lo ispira per i suoi primi oggetti cinetici.

Nel 1960 fonda il Groupe de Recherche sur l'Art Visuel (GRAV) insieme ad altri compagni - Hugo Demarco, Francisco García Miranda, Horacio García Rossi, François Morellet, Sergio Moyano Servantes, Francisco Sobrino, Molnar, Yvaral and Joël Stein - che elaborano lavori collettivi che lodano la sfida dei principi della creatività e la vocazione degli artisti. E' selezionato per la Documenta III di Kassel e vince il Prince of Painting alla Biennale di Venezia 1966. Questo avviene nello stesso anno della sua prima mostra personale alla galleria Howard Wise a New York, un'esperienza che rivive nel 1967.
Grazie al suo successo privato, l'artista può ottenere il suo primo studio a Parigi, nel distretto della Bastiglia dove vive con sua moglie e i suoi tre bambini. Nel 1972 si stabilisce infine a Cachan, dove restaura un grande spazio che ancora occupa oggi. Onorato da diverse retrospettive in Europa (Germania, Francia, Spagna) e in Sud America (Argentina, Uruguay, Venezuela, Cile), Julio Le Parc è reppresentato dalle maggiori istituzioni di tutto il mondo - per esempio dal Moma di New York, la Tate Britain di Londra, il Musée d'art moderne di Parigi…

Renaud Siegmann: Qual è, dal suo punto di vista, la differenza tra arte cinetica e arte ottica, tra queste due categorie di arte astratta, questi due movimenti d'avanguardia, entrambi emersi nella Parigi di fine anni 50 ?

Julio Le Parc: Ecco quel che penso: queste sono classificazioni artificiali che vengono attribuite inappropriatamente agli artisti, piuttosto che cercare davvero di comprendere quello che significa il materiale che stanno utilizzando, le loro tecniche. Pensiamo ad esempio ad artisti che lavorano con il computer o con i video - sfruttano un materiale che è preso dalla nostra vita quotidiana. In questo modo girano attorno allo stesso contenuto e il tutto è un po' semplicistico. Lo stesso avviene con l'arte cinetica: l'idea era di concentrarsi sul movimento. In breve, i critici hanno riassunto sotto questa definizione una serie di nomi e nuovamente, tutto ciò è restrittivo. Lo stesso applicato all'arte ottica: c'è una relazione con le superfici delle cose, l'occhio, la retina…mentre l'interesse per un nuovo movimento può essere trovato solo nella sua ricerca, nel suo approccio - quindi a tutto quello che ci può portare al suo concetto, il suo modello di creazione.

Renaud Siegmann: Dalla pittura alla scultura, dall'installazione ai mobiles - le sue creazioni sembrano tendere verso la dematerializzazione dei supporti, verso una situazione dove non rimane altro che lo spazio, il movimento, il colore, la luce…

Julio Le Parc: Dipende. Al momento, stavo lavorando in questa direzione, con supporti che non erano più le superfici rappresentate - come le tele ad esempio - ma una nuova situazione che crea cambiamenti sulla superficie dei tableau. Il movimento indotto può apparire profondo, sia rivolto in avanti che all'indietro. Questo è quello che - allo stesso modo delle ottiche - pone l'osservatore a un livello intermedio nella relazione tra questi due stati: da un lato, con una visione focalizzata sull'oggetto; dall'altra parte, con una visione periferica del lavoro, attraverso altre immagini simulate dagli oggetti disposti tutt'attorno.

Renaud Siegmann: Da artista sperimentale qual è, dove posizionerebbe se stesso nei confronti del Minimalismo?

Julio Le Parc: Lavori di Klee, Mondrian, Pevsner, Vantongerloo, Moholy-Nagy, Sophie Taueber, Duchamp, Albers, i costruttivisti in generale, Max Bill, Schöffer e Vasarely che conoscevano il modo in cui dare una presenza davvero forte al lavoro allo stesso modo del suo effetto visivo, specialmente nel suo periodo "bianco-nero" - questi lavori compongono la base delle nostre riflessioni. E non dimentichiamo nemmeno gli artisti più giovani: Tinguely, Agam, Bury, Soto. Analizzando i loro punti forti, le loro contraddizioni, i loro limiti, ci avviciniamo al superamento della strada da loro precedentemente percorsa. All'interno di GRAV e della Nouvelle Tendance (NT) - i gruppi N di Padova e T di Milano - furono portate avanti numerose proposte, supportate da esperienze precise, realizzazioni concrete, posizioni chiare che incoraggiarono la priorità visuale del lavoro, l'approccio sistematico, la partecipazione dello spettatore, l'aspetto giocoso etc. Questi movimenti denunciavano la mistificazione dell'arte e degli artisti; denunciavano equamente, compromettendosi, l'arbitrarietà del sistema ufficiale dell'arte, la dipendenza evidente del mercato dell'arte. Con GRAV abbiamo coltivato una forma di creazione che era molto lontana da quello che si era provato a quel tempo, e da quello che era fondato sull'attitudine di una ricerca continua sui cambiamenti e su di un confronto permanente.

Renaud Siegmann: Che cosa intende esattamente quando parla di "mistificazione"?

Julio Le Parc: Pensavo agli anni '50 e '60, gli anni della creazione libera, della pittura gestuale, riflettevo su un paio di cose riferite alle filosofie come lo zen e/o altre...nelle quali le persone devo essere consce di alcuni precetti per poter accedere ai lavori e di fatto alle congetture sui loro significati! Tutto questo è finalizzato alle interpretazioni aldilà del soggetto. Questa è mistificazione. Noi offriamo anche delle conoscenze specifiche, ma con la richiesta che il pubblico le tenga davvero in conto. Come apprezzare l'arte altrimenti?

Renaud Siegmann: Già nel 1955 la galleria Denise René di Parigi presentò la prima mostra interamente dedicata all'arte cinetica - la mostra "Le Mouvement"...

Julio Le Parc: A dispetto di tutto, è stata un'aggiunta di personalità! A quel tempo, quelli che avevano esposto alla Denise Renè non costituirono nessun gruppo, riflessione o lavoro comune.
Dopo di ciò, questi seguirono il loro percorso individuale, enfatizzando le proprie caratteristiche nel loro spazio privato. Questo era comprensibile per Vasarely che oramai era vecchio e per i lavori di coloro i quali erano in piena caduta. Furono gli altri che ci delusero: i nostri sforzi nel lavorare insieme rimasero per sempre irrealizzati da quel momento perchè il loro atteggiamento li aveva cambiati. Preferirono tenersi il loro territorio esclusivo, la loro cosa.

Renaud Siegmann: Quale cosa?

Julio Le Parc: Per Takis, erano i magneti; per Tinguely, i motori; per Agam, il dislocamento; per Soto, la vibrazione, ma ci sono anche altri artisti monotematici che hanno ottenuto riconoscimento continuo dalla scena artistica. Quindi l'attaccamento a un soggetto e la perseveranza nel mantenerlo su supporti differenti permise [all'artista] di costituire un'identità, un'etichetta, uno stile, un'immagine di marchio - come un passaporto per il successo.

Renaud Siegmann: E lei?

Julio Le Parc: Gli artisti di GRAV e del NT non furono esattamente degli accaniti difensori delle piccole cose, delle piccole scoperte... All'inizio, alcune persone tra di noi avanzarono il punto di vista, dovevamo chiuderci in noi stessi, renderci dei laboratori noi stessi, degli esperimenti davvero accademici. Noi eravamo contro quest'idea perchè la nostra ricerca è sempre stata svolta in relazione allo spettatore, con l'obiettivo di stabilire delle nuove relazioni partecipative e giocose.

Renaud Siegmann: Un lavoro di ricerca quasi scientifica con risultati che danno plasticità agli effetti ultra-sensoriali?

Julio Le Parc: Qualcosa che può essere associato all'arte concettuale o anche a quella sperimentale, quando il lavoro percepito come una proposta aperta permette allo spettatore di crearsi prima la sua esperienza. Questo è il motivo per il quale può essere definito come sensoriale. E' in questo senso, all'interno di questo contesto, che posizionerei se necessario il carattere della mia estetica - tra interattività ed instabilità.


Mostra "Julio Le Parc", 19 settembre - 25 ottobre 2008, Galerie Lélia Mordoch: 50 rue Mazarine 75006 Parigi



Traduzione: Valentina Trevisiol

www.galerieleliamordoch.com

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