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BIACS3: Intervista a Peter Weibel


Peter Weibel




La Biennale di Siviglia rappresenta l'iniziativa più notevole in città che la rende più vicina alla scena internazionale dell'arte contemporanea. L'obiettivo sembra ambizioso, visto che la città rimane piuttosto priva di proposte ad alto livello per l'arte contemporanea (quasi completamente limitata al Centro Andaluz de Arte Contemporáneo) e, forse per questo, non molto recettiva.

Per la sua terza edizione, estesa alla città di Granada, la biennale ha potuto contare sulla direzione curatoriale di Peter Weibel, media artista, teorico dell'arte e CEI del ZKM Karlsruhe (centro per le arti e i media), istituzione che promuove la ricerca interdisciplinare finalizzata allo sviluppo delle connessioni tra arte e scienza.

In questa intervista discuteremo dei nuovi approcci e cambiamenti qualitativi nella produzione delle arti e della sua recezione, come risultato dell'esponenziale sviluppo tecnologico che stiamo vivendo in questi tempi.





AfN: La regione dell'Andalusia ha sofferto per anni di una seria mancanza di proposte per l'arte contemporanea. Lei ha trovato difficile connettersi con la scena artistica andalusa?

Weibel: No. Sono stato in svariate gallerie a Siviglia e posso dire che il loro livello è molto alto. Ho conosciuto persone provenienti dalle istituzioni, dalle università, ho incontrato alcuni studenti ed ho riscontrato un interesse attivo e molto alto. Se pensi alla biennale, credo, ci saranno circa una decina di artisti, pittori, artisti mediatici ed architetti che vengono dall'Andalusia su 150 totali: è una percentuale molto alta.

AfN: Pensa che le città di Siviglia e Granada siano connesse alle idee proposte alla BIACS3?

Weibel: Non penso che Granada sia connessa, né per quanto riguarda la città, né per le persone, perché le mostre vengono visitate principalmente da turisti, credo. Penso che a Siviglia ci sia un grande successo in quanto a pubblico, molti visitatori, inoltre credo che anche se BIACS non è stata ancora accettata, stia per iniziare ad esserlo. Le persone che hanno visto la biennale l'hanno apprezzata molto, ma non c'è sufficiente pubblicità ed abbastanza comunicazione, quindi molte persone a Siviglia ancora non conoscono questa biennale.

AfN: Mr. Weibel, il titolo di questa Biennale è youniverse, a cosa si riferisce il nome?



Red Eyed Sky Walkers, di Jenny Marketou

Weibel: E' una tipica caratteristica dei media post-moderni: creare dei giochi di parole. Trent'anni fa abbiamo iniziato ad adoperare un uso sperimentale del linguaggio, come fosse poesia; quando per esempio scrivi "Seville for", ed usi invece il numero quattro, le persone un tempo non l'avrebbero accettato perchè troppo sperimentale. Ma lentamente, dopo 30 o 40 anni di utilizzo di poesia sperimentale nella pubblicità, questo trend è diventato sempre più accettato. Il titolo di questa edizione è youniverse: tu in quanto persona, tu in quanto utente, tu in quanto essere facente parte dell'universo. L'universo non esisterebbe senza di te, tu sei parte di esso; sei parte del sistema che osservi, sei un osservatore interno. Hai la possibilità di cambiare l'universo attraverso l'interazione, con la tua partecipazione. Questa è l'offerta: sei l'universo, sei parte dell'universo, partecipi, interagisci, agisci, cambi l'universo.

AfN: Questo è il motivo per il quale sono stati selezionati molti lavori interattivi?

Weibel: Esatto. Questa è la ragione per cui ho scelto principalmente lavori interattivi. I lavori digitali sono sempre interattivi, possono essere meccanicamente o manualmente interattivi, interattivi tramite un computer... ma ci sono anche dei lavori analogici, fotografie standard, dipinti normali, sculture, opere d'arte che già rappresentano alcune delle idee di questo universo. Direi che non solo i media molto contemporanei o molto moderni, ma anche i media classici possono partecipare alla discussione sul tema che identifica youniverse. Anche sculture simili alla fotografia o alla pittura possono sottolineare l'idea di partecipazione nell'universo.

AfN: Al momento, ogni persona può avere un accesso relativamente facile a dei potenti mezzi di creazione; quali sono gli effetti della democratizzazione corrente dell'arte e il suo sviluppo?

Weibel: Quello che risulta molto chiaro è che la tecnologia è sempre stata un amplificatore e per sempre lo sarà. Può essere l'amplificatore della tua voce: con il microfono puoi parlare molto più forte della tua voce originale. Con un microscopio puoi amplificare gli orizzonti della visione; puoi vedere le cose più piccole di come le puoi vedere con il tuo occhio. Con un telescopio puoi vedere molto più lontano di quanto ti permetta la tua visione naturale. Tutto ciò è infine un amplificatore del tuo cervello e della tua mente: i computer possono calcolare più velocemente e in maniera più semplice e possono fare molte cose che altrimenti non potremo fare da soli. Possiamo constatare che questa tecnologia è anche un amplificatore dei nostri talenti, della nostra competenza e creatività. Normalmente devi studiare molto per comporre musica, ma ora abbiamo le tecniche compositive musicali, quelli che chiamano algoritmi, che possono essere implementati nella tecnologia.

Ora è più facile anche solo maneggiare certi apparecchi, spingere qualche pulsante, o muovere alcuni oggetti e quindi dare il via alla tua creazione musicale, la quale viene generata da un algoritmo nel computer. Questo sta a significare che anche se la tua creatività non può essere amplificata, ma possiedi una macchina che ti supporta, hai molti più input artistici rispetto a quelli che potevi ottenere prima. Per centinaia di anni abbiamo avuto bisogno di grandi esperti, i pittori, che avevano la capacità di dipingere un quadro. Oggi, con una macchina fotografica ognuno può scattare una foto. Questo significa che quella classe esclusiva, gli artisti professionali, aveva il monopolio della creatività ed ora, con queste macchine, lo sta perdendo.

Questo monopoli sta migrando verso il pubblico. Gli artisti del mercato dell'arte possono provare a difenderlo, ma lo stanno perdendo perchè la tecnologia sta pervadendo la nostra terra e sempre più persone possiedono gli strumenti per essere creativi. Al momento vediamo un'enorma quantità di creatività di massa su youtube o in altre piattaforme. Prima invece creavamo arte rivolta alle masse: abbiamo abbassato di molto il livello dei pittori e dei cantanti in modo da far arrivare l'arte a tutti, dovevamo globalizzarne il livello. L'arte quindi ha iniziato a fungere solo da intrattenimento. Damien Hirst e Jeff Koons sono i migliori esempi di artisti modello "intrattenitori di Las Vegas". Penso che Frank Sinistra sia stato un artista più valido di quanto lo siano Hirst e Koons sotto questo punto di vista.




Ora però non c'è arte per le masse che sia intrattenimento, abbiamo una nuova idea: le masse stesse creano arte. Hanno una piattaforma che è internet, una rete globale. Quindi dobbiamo pensare a come conservare questa piattaforma , e dobbiamo rendere i musei più flessibili: un museo è un'opportunità pubblica di essere creativi. Il museo è qui per proteggere le opere d'arte dalla scomparsa, sono una specie di Arca di Noè. Adesso hanno coltivato l'idea di preparare una piattaforma per il pubblico per proteggere le opere fatte dalle masse. Dal momento in cui abbiamo cambiato le regole dei musei, abbiamo anche cambiato la posizione degli artisti.
Molte persone hanno ora la possibilità di essere creative e questo significa che, anche per le persone di Hollywood e della televisione, diventerà molto difficile sopravvivere alla concorrenza dal momento in cui molte persone possono realizzare programmi molto più divertenti di quelli dei professionisti. Quindi i professionisti hanno perso le loro abilità, si sono arresi al divertimento amatoriale, hanno perso la loro battaglia contro l'amatore che sta acquisendo un nuovo tipo di conoscenza e competenza, che gli fa compiere delle scelte migliori e realizzare infine dell'arte sempre più valida. Il futuro quindi ci darà un'immagine diversa dell'arte, degli artisti, dei musei.

AfN: Mr. Weibel, pensa che ci sia il pericolo che i lavori basati sui nuovi media possano perdere la loro rilevanza con l'avvento del progresso tecnologico?

Weibel: No, non credo. Paul Valéry la chiamò, in un saggio scritto nel 1921, "la conquista dell'obiquità". Penso che siamo solo all'inizio dal momento in cui ora solo il 30% delle persone hanno accesso alla tecnologia, al contrario del restante 70%. Penso che la tecnologia sia sempre un contributo alla democrazia. Può diventare una battaglia economica molto difficile visto che dobbiamo combattere contro l'industria dei software provider, che consegnano questa tecnologia e ne traggono enormi profitti. Le persone capiscono che quelli di SAP, la compagnia tedesca che pubblica libri che utilizzano un linguaggio programmato, sono miliardari; ed anche Bill Gates è miliardario: è perfettamente chiaro che guadagna una cifra enorme di soldi perché vende i suoi prodotti a prezzi più elevati rispetto a quelli esatti. Se questa industria e le compagnie connesse vendessero i prodotti al giusto prezzo, non diventerebbero miliardarie. Quindi dobbiamo combattere contro questa industria, questo è l'unico pericolo, l'avidità dei profitti che sta governando ogni tipo di industria. La tecnologia però è sempre uno strumento, visibile o invisibile, per aiutare la democratizzazione e la civilizzazione delle persone.
Ognuno, ogni individuo, ha l'opportunità di avere una libertà personale, e dobbiamo imparare che questa libertà personale può funzionare se si accetta anche la libertà individuale degli altri.

Se questa viene rappresentata da un telefono cellulare, posso telefonare a chiunque ma gli altri devono avere il telefono acceso, quindi mi occorre un'altra persona che accetti la mia chiamata. Ho quindi imparato ad essere aperto e ad accettare le telefonate degli altri. La mia stessa libertà funziona solamente quando dò libertà anche agli altri: il mio telefono è inutile se gli altri spegnessero i loro telefoni; se spengo il mio telefono questo diventerebbe inutile agli altri; dobbiamo sempre essere aperti alle comunicazioni, altrimenti la tecnologia diverrebbe uno spreco.

La gente imparerà lentamente a prendersi questa responsabilità, a prendersi cura di loro stessi e delle loro tecnologie ed anche di prendersi cura delle tecnologie degli altri. Con l'uso della tecnologia le persone capiranno le qualità di ogni tipo di comunità, comunità tecnologiche, in particolare le comunità tecnologiche interessate all'arte. Le comunità artistiche danno sempre i più grandi contributi alla democrazia, alla comunità e società civile.

AfN: Sembra però che il progresso tecnologico di oggi arrivi di pari passo ad una paura del progresso.

Weibel: Questo è un fenomeno che colpisce non solo i giovani in Europa, ma le persone più adulte all'interno dei media stampati: sono impauriti dalla tecnologia. I giovani sono impazienti di usare questa tecnologia, gli adulti stanno difendendo il monopolio dei caratteri mobili, le lettere stampate. Questo però non va bene, dal momento che la tecnologia moderna sta semplicemente facendo proseguire il compito della scrittura, l'esperienza della tecnologia mobile, il media mobile che ebbe inizio con i caratteri mobili di Gutemberg. Gutemberg iniziò la mobilità, il moto, inventando il carattere mobile. Dopo i suoi caratteri mobili ci fu il telefono cellulare; ora puoi muoverti, stampare ovunque vuoi, puoi vedere ed ascoltare dovunque, è tutto molto più facile. E' una specie di mobilizzazione totale, che è iniziata con le lettere di Gutemberg. Tutto ciò comporta molte conseguenze per il progresso, e le persone che vogliono mantenere il monopolio non accetteranno questa idea.




AfN: Storicamente, l'avvento dei nuovi media ha forzato a ridefinire i paradigmi artistici; per esempio, l'invenzione della fotografia ebbe un profondo impatto nello sviluppo della pittura dalla fine del 19esimo secolo in poi; in quale maniera i nuovi media stanno cambiando lo sviluppo dei - definiamoli così - media tradizionali?

Weibel: Hai totalmente ragione: il paradigma della fotografia ha cambiato l'essenza dell'arte del 19esimo secolo. Dipinti e sculture hanno fatto riferimento alla fotografia come ad un medium. Se pensi ad alcuni pittori molto famosi come Warhol o Gerhard Richter, non fanno uso della pittura; Warhol non ha realizzato nessun dipinto inteso in modo classico in quanto prendeva solamente delle fotografie e le stampava. Il suo era un processo di stampa, non un'immagine classica. Non ha inventato una solo immagine in tutta la sua vita. Ha saccheggiato immagini dai mass media, e lo stesso vale per Richter, che ha un archivio di centinaia di migliaia di fotografie; lui le prendeva e le dipingeva, proiettandole su degli schermi e quadri, ecc. Tutti gli artisti visivi, dalle sculture ai dipinti, si riferiscono ai media, dai film di Hollywood alle fotografia; le immagini dei media hanno già un potere dominante, sentiremo il cambiamento dal paradigma della fotografia a quello della rete globale. Allo stesso modo della fotografia nel 19esimo e 20esimo secolo, la rete sarà il paradigma dell'arte nel 21esimo secolo.

AfN: Secondo lei, in quale modo questo nuovo paradigma di internet influenza il nostro processo di percezione?

Weibel: Tutto quello che posso dire è che questo cambierà la nostra percezione del colore, come fecero gli Impressionisti; la gente capirà che ci sono vari modi di percepire il colore del mare, per esempio. Oggi giorno, la gente ama l'Impressionismo, perché pensano agli Impressionisti di pari passo all'esperienza della fotografia.
Fra 20 anni, quando le persone penseranno agli Impressionisti con l'occhio di internet, non li troveranno più interessanti, diranno: "questo non è bello, è un dipinto molto incompetente". Penso però che quando vedranno i lavori di Velázquez e Goya, diranno "sono dei veri maestri", dato che la qualità di questi lavori può esser riconosciuta molto più facilmente con l'esperienza di internet, e puoi capire quanto è bello avere un dipinto microscopico, e non uno macroscopico come quelli degli Impressionisti. La gente capirà quindi che esiste una nuova base per la pittura, ma anche per la scultura, ed infine realizzeranno diversi lavori con i nuovi media, ma questo tipo di media futuri i quali hanno il funzionamento basato sul paradigma internettiano sono difficili da capire perché non sono realizzati da persone che insegnano arte. L'Accademia dell'Arte non è un luogo per futuri artisti: Internet di per sé è l'Accademia dei futuri artisti.



Intervista: Raúl Molín López

Traduzione: Valentina Trevisiol
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