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A tu per tu con il passato - Artfacts.Net Intervista con Moira Ricci


Moira Ricci, 20.12.53-10.08.04 (sulla motoretta con una amica), 10,77 x15 cm, stampa lambda su alluminio, 2004

Moira Ricci è una giovane artista toscana che lavora prevalentemente con la fotografia e il video. Nel 2007 è stata selezionata come rappresentante italiana dalla residenza d’artista Location One di New York. Recentemente è stata selezionata tra i cinque vincitori della quarta edizione della Biennale Giovani Monza, in programma dal 14 aprile al 17 luglio 2011 presso la Villa Reale di Monza.

TM: Ciao Moira, ci dici qualcosa di te, della tua storia (dove sei nata, dove vivi) e che tipo di formazione hai ricevuto?


MR: Ciao Teresa. Sono nata a Orbetello nella provincia di Grosseto dove ho vissuto fino a 18 anni. Mi sono poi trasferita a Milano per studiare fotografia all’Istituto R.BAUER, ed ho continuato gli studi all’Accademia di Brera dove mi sono specializzata in Comunicazione visiva e Multimediale. Adesso sono tornata in Toscana ma vivo in molte altre città di Italia, dovendo muovermi spesso per lavoro.


TM: Non mi sorprende la scelta di tornare a vivere nella tua città natale, vista la ricerca che porti avanti così legata alle radici toscane. Hai comunque viaggiato molto ed oltre Milano hai avuto la possibilità di scoprire e vivere una città come New York, dove hai trascorso otto mesi partecipando alla prestigiosa residenza internazionale Location One (2007-2008). In questo contesto è nato Ora sento la musica, Chiudo gli occhi, Sento il ritmo che mi avvolge, Fa presa nel mio cuore. Ci parli di questo progetto?


MR: Certo. Si tratta di un video interamente costituito da riprese amatoriali realizzate da mia mamma durante i miei saggi di danza, e montate al ritmo di “What a feeling”, colonna sonora di Flash Dance, film cult degli anni ’80 adorato da tutte noi ragazzine del corso di danza. Il testo della canzone parla molto della mia storia. Questo lavoro nasce dall’ esigenza di colmare un forte senso di colpa provato nei confronti di mia madre in seguito alla sua morte. Smisi infatti di danzare a 18 anni contro il suo volere per dedicarmi alla fotografia. Lei cercò di convincermi a portare avanti entrambe le cose, ma mi ero intestardita a non voler ballare più. La passione per la danza è però rimasta e quando mia madre se ne è andata, mi sono pentita di non averla ascoltata.


TM: Perché proprio a New York è nata l’esigenza di lavorare su un tema, quello della danza, così legato al tuo passato, alla tua famiglia, e anche alla tua terra di origine?


MR: A New York mi resi conto che la cosa che più mi piaceva fare era proprio ballare. Ricordo che uscivo tutte le sera senza meta, ritrovandomi in posti diversi e con musiche diverse. Entravo in locali sconosciuti e a fine serata conoscevo tutti. Quando ballo sprigiono spontaneamente energia, e a New York questo avveniva in maniera più naturale. A Milano invece mi sono sempre sentita giudicata, e per questo mi trattenevo.



Moira Ricci, 20.12.53-10.08.04 (mamma innaffia), 20x30 cm, stampa lambda su alluminio, 2005


TM: 20.12.53 - 10.08.04 è la serie che forse ti ha resa più nota al pubblico. Si tratta di un lavoro profondamente intimo in cui vecchie foto di tua madre si lasciano manipolare per accogliere la tua presenza. Ci spieghi come nasce l’idea della serie e in cosa consiste il tuo intervento?


MR: Questo lavoro non è nato da un’idea quanto da un forte bisogno di tornare indietro nel tempo per stare con mia mamma. Come ho già detto mi sono trasferita a Milano a 18 anni e quando mia madre se ne è andata ho subito rimpianto il tempo perduto insieme. Dal giorno della sua morte ho sentito il bisogno di entrare nelle sue foto perché lì potevo starle vicino ed accudirla. Per trasferire la mia immagine nelle vecchie foto di mia mamma mi sono dovuta vestire ed acconciare i capelli secondo la moda del tempo. Le ombre, la grana, i colori e le pose sono studiate in modo da inserirmi silenziosamente in queste vecchie immagini senza togliere o nascondere nessuno nella fotografia originale.


TM: L’interesse per il recupero di immagini dell’archivio di famiglia è comune a tutti i tuoi lavori, passati e recenti. 20.12.53 - 10.08.04 esprime però una maggiore consapevolezza di questa pratica artistica. Nello sguardo che sempre rivolgi a tua madre, ad esempio, leggo la volontà di andare oltre la rivisitazione del tuo passato familiare. Cosa significa questo sguardo?


MR: Il mio sguardo è sempre rivolto verso di lei perché è come se cercassi di parlarle ed avvertirla per evitare la sua morte. Nonostante nel mio sguardo si legga chiara la consapevolezza dell’incidente che ci separerà, resto intrappolata nella foto, ma almeno sono vicino a lei.



Moira Ricci, 20.12.53-10.08.04 (mamma stira), 13,56x21 cm, stampa lambda su alluminio, 2004


TM: Quindi se guardando il video Ora sento la musica…siamo invitati ad osservarti attraverso gli occhi di tua madre, al contrario in 20.12.53 - 10.08.04 condividiamo il tuo sguardo intimo su di lei.


MR: Si, è proprio questo che volevo comunicare. Lo scambio di sguardi è un modo per instaurare un eterno dialogo con mia madre


TM: Parliamo del tuo ultimo lavoro: Da buio a buio (2009). Qui non attingi più dall’album di famiglia quanto da storie popolari appartenenti alla tua terra, la Maremma. Ce ne parli brevemente?


MR: Da buio a buio è un progetto fotografico che vuole documentare alcune storie popolari della Maremma che ho sempre sentito fin da piccola ed in cui molte persone della zona in cui sono cresciuta credono ancora. Sono racconti basati su fatti in parte veri e in parte inventati e trasformati nel corso del tempo dal passaparola. Una storia parla di una bambina nata metà umana e metà cinghiale, un’altra di un lupo mannaro, un’altra ancora racconta di un uomo che andava in giro nudo con intorno alla vita una corda che trascinava un grande sasso, ed infine la storia del bambino con un gemello nella pancia. Le mie fotografie sembrano vere, in realtà sono interamente ricostruite amalgamando materiale di archivio (come vecchie foto, articoli di giornale e video) insieme all’immagine maturata nella mia mente attraverso i racconti della mia famiglia. L’intenzione è proprio quella di indurre lo spettatore a credere nelle storie in cui ho sempre creduto anch'io da piccola.


TM: Come mai secondo te il recupero di materiale di archivio è una pratica così diffusa tra gli artisti delle generazioni più giovani? C’è forse un bisogno maggiore di conservare la memoria del passato?


MR: I miei lavori parlano sempre di una esperienza personale passata, per questo h usato spesso immagini di archivio fin dal 2001. Non so dirti perchè adesso questa pratica sia così diffusa, so solo che spesso è usata con intenti puramente estetici, senza voler dire per forza qualcosa.



Moira Ricci, Da buio a buio (Bambina cinghiale adolescente); data incerta; cornice non originale; foto proveniente dal signor Renato Ruvidi, 2009


TM: Quali sono gli artisti che più hanno ispirato la tua ricerca artistica?


MR: Faccio sempre un po' fatica a dire gli artisti che mi piacciono di più perché la lista è lunga e ci vorrebbero almeno due pagine. Quelli che mi vengono in mente adesso sono Cindy Sherman; Tracey Moffat; David lynch; Joan Fontcuberta e Roberto Cuoghi


TM: Adesso stai lavorando a qualche mostra o progetto in particolare?


MR: Sia 20.12.53 - 10.08.04 che Da buio a buio sono serie aperte sulle quali sto ancora lavorando, la prima dal 2004 e la seconda dal 2009. Per quanto riguarda mostre future, parteciperò ad una collettiva all’interno del festival di fotografia Photoaumnales de Beauvais a Parigi questo settembre. Sto poi lavorando ad un progetto per L’associazione dei Musei di Arte Italiani (AMACI), che mi ha invitata a creare un’opera che rappresenti un luogo italiano.


TM: Moira grazie per questa intervista, ti auguro buon lavoro


MR: E’ stato un piacere, ciao



Moira Ricci, Da buio a buio (Lupomannaro), inkjet print on photographic paper, egg white, 7x10 cm, 2009


Intervista di Teresa Meucci

www.gallerialaveronica.it/italiano

(26.5.2011)

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