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Mostra collettive: Lumpenfotografie - Per una Fotografia Senza Vanagloria / Towards a Photography Withoutvainglory (terminata)

4 Maggio 2013 fino al 3 Agosto 2013
  Lumpenfotografie - Per una Fotografia Senza Vanagloria / Towards a Photography Withoutvainglory
 
  P420

P420
Piazza Dei Martiri 5/2
40121 Bologna
Italia (mappa della città)

Inviare E-mail
tel +39 (0)51 - 484 79 57
www.p420.it


Acura di Simone Menegoi

Catalogodisponibile in galleria con testo di Simone Menegoi

Inaugureràil prossimo 4 maggio alle ore 18 presso la galleria P420 (Piazza dei Martiri5/2, Bologna) Lumpenfotografie. Per una fotografia senza vanagloria, mostracollettiva degli artisti Hans-Peter Feldmann (Düsseldorf, 1941), Peter Piller(Fritzlar, 1968), Alessandra Spranzi (Milano, 1962), Joachim Schmid (Balingen,1955) e Franco Vaccari (Modena, 1936). Curata da Simone Menegoi, la mostrariunisce autori di generazioni diverse che indagano i codici linguistici dellafotografia e la sua dimensione sociale, ricorrendo all'appropriazione diimmagini altrui e a forme di presentazione come la serie, il catalogo,l'archivio.

E'di Franco Vaccari la paternità del termine Lumpenfotografie (letteralmente,"fotografia stracciona") derivato dalla celebre definizione marxiana diLumpenproletariat. Marx definì "lumpenproletariat" un gruppo sociale formatodagli "scarti di tutte le classi": una plebe che vive di espedienti, del tuttoprivo di coscienza di classe. Trasformando la categoria socio-politica marxianain categoria estetica, Vaccari ha parlato di"lumpenfotografie" a proposito dellavoro dell'artista tedesco Joachim Schmid, che da trent'anni, raccoglie,seleziona ed espone quella che non è, e non aspira ad essere, fotografia"d'arte": le fotografie dei quotidiani e quelle amatoriali, le fototessere, gliscatti pornografici, le illustrazioni dei manuali… Una massa irregolare eanarchica, priva della consapevolezza estetica (e della auto-consapevolezzalinguistica) che contraddistingue la fotografia"d'autore", e che costituisceperciò l'analogo fotografico dei "lumpen"marxiani. La definizione di Vaccari hasuggerito l'idea di riunire alcuni artisti che hanno fattodella"lumpenfotografie" l'oggetto (e spesso il materiale stesso) del lorolavoro: Hans-Peter Feldmann, Peter Piller, Alessandra Spranzi, Joachim Schmid eVaccari stesso. Fra le opere esposte: le piccole pubblicazioni autoprodotte incui Feldmann, già alla fine degli anni Sessanta, presentava selezioni di fotobanali ordinate per soggetto; alcuni estratti dall'archivio di Piller, imponenteraccolta delle tipologie più diffuse di immagini della stampa quotidiana; unaselezione da Bilder von der Straße di Schmid, collezione trentennale difotografie rinvenute dall'artista per strada; le stampe della serie Vendesi diSpranzi, il cui soggetto sono le immagini, tecnicamente scadenti e talvoltadotate di fascino involontario, degli oggetti messi in vendita sulle riviste diannunci economici; e infine alcuni pannelli della serie Fotomatic d'Italia(1972) di Vaccari, sui quali l'artista italiano ha raccolto e catalogato lefototessere inviategli da persone che desideravano partecipare a un fantomaticoprovino. L'atteggiamento degli artisti nel confronti del loro oggetto diindagine non è uniforme: oscilla fra il distacco analitico e l'ironia, fra imodi freddi e catalogatori dell'Arte Concettuale e una percepibile simpatiaestetica. In ogni caso, non sembra di riscontrare in questi autori alcunaspocchiosa pretesa di superiorità intellettuale nei confronti delle immagini cheutilizzano e degli anonimi fotografi che le hanno realizzate. Sembrano tuttiessere giunti, per vie diverse, alle conclusioni di un conterraneo di Vaccari,lo scrittore Ermanno Cavazzoni: la quarta di copertina di un suo libro (che lostile fa supporre redatta dallo scrittore stesso) gli attribuisce "una scritturaserena, non vanagloriosa", nella consapevolezza che "anche l'intelligenza e lesue pretese fanno parte di quella universale idiozia che accompagna il genereumano dalla nascita fino alla morte e forse oltre". (Vite brevi di idioti,1994).

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