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Mostra personali: Paolo Icaro - 1967-1977 (terminata)

28 Gennaio 2012 fino al 10 Marzo 2012
  Paolo Icaro - 1967-1977
Paolo Icaro
 
  P420

P420
Piazza Dei Martiri 5/2
40121 Bologna
Italia (mappa della città)

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tel +39 (0)51 - 484 79 57
www.p420.it


Paolo Icaro, 1967-1977, allestita nello spazio di P420 a cura di Lara Conte, attraverso una serie di sculture e disegni realizzati nel periodo in esame, mette in luce come Icaro inizi, proprio nel 1967, una nuova investigazione sulla scultura che ha al centro della propria ricerca lo spazio e la misura del corpo. E’ proprio nel ’67 che nascono le Forme di spazio, battezzate subito dopo ironicamente Gabbie, strutture in profilati metallici le cui misure sono in relazione a quelle del corpo dell’artista e dell’ambiente. Con le Gabbie la scultura passa dall’occupare lo spazio a farsi essa stessa luogo, origine di spazio.

Pur risiedendo a New York fino al 1968, Icaro mantiene stretti contatti con l’ambiente artistico italiano, che lo vede partecipe delle principali mostre del momento come Arte Povera Im-Spazio (Genova, Galleria La Bertesca, 1967) e Arte Povera più azioni povere (Amalfi, 1968). Partecipa inoltre a fondamentali manifestazioni internazionali del periodo come Op Losse Schroeven presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam (1969) e When Attitudes Become Form, curata da Harald Szeemann presso la Kunsthalle di Berna (1969).

Il percorso della mostra si apre con Purple Chair (1967), in cui lo spazio da dimensione aperta e di transito diventa forma di spazio individuale. Come nota Lara Conte, 'le Gabbie di Icaro vanno oltre il rigore, la coerenza del riduzionismo plastico minimalista. Infatti, benché Icaro avverta che la ricerca minimalista “si completa entro le proprie premesse”, non si sente esonerato dal portarvi il proprio contributo critico, mediterraneo. E lo fa mettendo ironicamente in crisi quei procedimenti che tendono a rinchiudere la sintassi entro una propria perfezione e sistematicità, “dove nulla è da scoprire, intuire o sentire”. Icaro esplora lo spazio: uno spazio da esperire col corpo, da misurare in senso fisico e mentale, da ricercare nel divenire del tempo.
Uno spazio da raccontare, dove progetto e accidentalità, sacrale intimità e sottile ironia si fondono. Attuando una radicale messa in crisi della forma, Icaro giunge all’esplorazione di quel processo del fare che sintetizza nell’azione continua del Faredisfarerifarevedere’.

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